Il leghista Santini contro il leghista Martinelli: «Gay depravati? Si ascoltino le parole del Papa»

Il capogruppo del partito di Salvini a Viareggio replica alle affermazioni di Gregorio Martinelli Da Silva, consigliere comunale a Bagno a Ripoli che ha chiesto con un'interrogazione l'istituzione di una giornata in difesa dei cattolici eterosessuali

VIAREGGIO. Quando, quattro anni fa, il quotidiano “Il Giornale” uscì allegando il "Mein Kampf” di Hitler, Alessandro Santini era il commissario di Forza Italia per la provincia di Lucca e non esitò a dichiararsi: «Ai tempi di Hitler anche io sarei finito in un campo di concentramento come accadde agli oltre centomila omosessuali arrestati dai nazisti». Oggi Santini è capogruppo della Lega e da destra si confronta con la dichiarazione del consigliere comunale del suo partito, a Bagno a Ripoli (Firenze), Gregorio Martinelli Da Silva, che ha affermato: «L’omosessualità è una depravazione». Rincarando la dose, nel caso fosse necessario, sostenendo che il proprio pensiero è identico a quanto «scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica».

Santini inizia proprio da qui per replicare: «La scelta morale di ognuno è argomento intimo tra il soggetto e Dio, che conosce la storia e la vera volontà di ciascuno. Pertanto il “giudizio”, ed ancor più la “condanna”, violano il principio primo di tale rapporto. Perché ci si mette nell'esclusiva prerogativa divina di discernere gli atti delle persone, conoscendone l'intimità morale».



Gregorio - continua il capogruppo della Lega a Viareggio - «si pone in posizione di condanna e compie pubblicamente i peccati di ipocrisia, di mancanza di misericordia e arroganza, non badando ai propri mali morali, che probabilmente sono il vero motore del suo agire contro altre persone in questo modo».

E rimanendo in tema di Sacre scritture citate da Martinelli Da Silva, prosegue Santini, «gli ricordo che in “Matteo 5,21”, Cristo è abbastanza esplicito circa “l'offesa” e in “Matteo 7,1” circa la “condanna”. L’ipocrisia, poi, è l’attitudine che Cristo condanna nel Vangelo, ovvero l’atteggiamento di quegli uomini che giudicano e condannano gli altri e nel frattempo non badano al proprio comportamento morale».

Ascoltate a “caldo” le dichiarazioni del “collega”, Santini aveva pensato di scrivere una lettera, rivolta direttamente al politico fiorentino, «per spiegargli chi sono e come sono, per tentare di fargli comprendere che, seppur gay, non sono né un fenomeno da circo né un pervertito, ma un essere vivente e pensante, con una mia educazione, con un ruolo ritagliatomi con fatica nella società civile in cui vivo, con una stima e un rispetto che credo essermi guadagnati sul campo. Sono un uomo credente e di Destra, di quella destra liberale risorgimentale piena di sogni e ideali che ancora mi fanno credere nel prossimo e in un’Italia migliore, popolata anche da tanti “Gregorio” che quando passi per strada ti giudicano senza conoscerti, che ti sbeffeggiano e offendo su Facebook con la stessa facilità con cui si schiaccia una mosca».

Ha prevalso la scelta del messaggio pubblico, «per tentare di correggere il messaggio falso, scorretto e fuorviante che questo “consigliere comunale” ha dato non solo di gente uguale a me, “noi”che siamo uguali a tutti “voi”, ma addirittura delle Sacre Scritture».

Il messaggio di Santini torna proprio a quella Chiesa Cattolica che Gregorio Martinelli Da Silva ha chiamato in causa. «Papa Francesco ha dichiarato: “Chi sono io per giudicare un gay?”», ricorda il capogruppo della Lega viareggina, che conclude: « Gregorio, chi sei tu per giudicare me? Se me lo concedi, sei e resti qualche gradino sotto il Papa».