Gestisce pratiche da avvocato ma non ha ancora l'abilitazione, condannato

Il 45enne aveva falsificato alcuni atti di risarcimento danni dei familiari di un 15enne defunto

VIAREGGIO. Si era presentato ai parenti del giovane morto in un incidente stradale come «legale incaricato della trattazione della pratica» di risarcimento del danno con la compagnia assicuratrice, ma «non era abilitato all’esercizio della professione legale».

Per questo Daniele Vatteroni, 45enne viareggino, è stato condannato in via definitiva a due mesi di reclusione per esercizio abusivo della professione. Secondo quanto ricostruito in sede dibattimentale, Vatteroni avrebbe anche falsificato due quietanze di pagamento, una di 40mila euro e l’altra di 20mila, «apparentemente emesse dalla compagnia assicuratrice Ras», e le avrebbe fatte poi firmare a due parenti stretti del giovane deceduto, al fine, si legge nella sentenza di Cassazione, «di celare la negligenza del ricorrente, il quale aveva lasciato prescrivere il diritto al risarcimento del danno causato dal sinistro senza che i parenti del defunto avessero ottenuto il risarcimento integrale».

Si chiude così una vicenda giudiziaria lunga quasi venti anni. È il dicembre del 2003 quando Simone Emanuele Cellerino, 15 anni, nato a Grosseto ma residente da alcuni anni a Cuneo, e suo cugino, Tiziano Di Corpo, 17 anni, cuneese, sono su uno scooter su una strada provinciale poco distante da Cuneo. Un’auto li travolge in pieno e non si ferma. I due finiscono sull’asfalto in mezzo alla carreggiata e vengono investiti da un’altra auto. Muoiono entrambi.

La famiglia di Simone si appella allo studio dove lavora l’allora praticante viareggino per chiedere un risarcimento danni congruo alla compagnia assicuratrice. Ma Vatteroni non presenterà in tempo la domanda risarcitoria e da qui nasce il processo. Il 45enne viene condannato in primo grado dal tribunale di Lucca nel novembre del 2013 per falso materiale in scrittura privata ed esercizio abusivo della professione. Sentenza confermata dalla corte di appello di Firenze. Vatteroni ricorre in Cassazione per la condanna per il reato di esercizio abusivo della professione sostenendo di non aver mai compiuto atti tipici della professione forense ma si essersi limitato a seguire la vicenda per conto di un altro avvocato. Secondo il 45enne «l’aver fatto sottoscrivere ai clienti quietanze ed attestazioni di pagamento e l’aver ricevuto acconti in denaro non rappresenta un’attività tipica della professione legale». Tesi non accolta dalla Cassazione.

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