Il viareggino Samuele Del Dotto è diventato diacono: «Una vocazione scoppiata a 18 anni»

Ora vuol fare il parroco seguendo l’insegnamento di Papa Francesco: «Sogno una Chiesa aperta alle comunità in cui vive»

Viareggio

«Oggi è un giorno di responsabilità, più che di festeggiamenti». Va bene la gioia per l'ordinazione diaconale, va bene l'ebbrezza per l'inizio di un percorso all'interno dell'ordine sacro, ma - come recita una delle frasi più care alle Acli - il futuro è già domani. Tanto che Samuele Del Dotto, viareggino di 26 anni, ordinato diacono nel tardo pomeriggio di ieri nella Cattedrale di San Martino a Lucca, guarda già avanti. A una missione da portare avanti tutti i giorni, seguendo una vocazione scoperta appena raggiunta la maggiore età. «Avevo 18 anni, all'epoca ero fidanzato e facevo l'educatore al dopocresima della parrocchia di Santa Rita a Viareggio - racconta lui - poi, parlando con il parroco e altre persone, capii che il seminario poteva essere una possibilità. Mi entusiasmava stare con i ragazzi e trasmettere loro la bellezza di Cristo e del Vangelo». E alla fine «il seminario mi ha conquistato, al punto da diventare il mio Piano A: si parla tanto di rinunce quando si prendono decisioni di questo tipo, invece sentivo che stavo scegliendo il massimo possibile per me. Avevo perfino iniziato scienze della formazione all'università, ma dopo un anno ho interrotto tutto: il seminario è fatto di preghiere ma anche di studi e di esperienza nelle parrocchie».



Il diacono ha la facoltà di presiedere la celebrazione di alcuni sacramenti: può battezzare, benedire matrimoni su delega del parroco, assistere i malati con il viatico, celebrare la Liturgia della Parola, predicare, evangelizzare e catechizzare. Contrariamente al sacerdote, però, non può celebrare la messa, confessare o amministrare l’unzione dei malati. Del Dotto è arrivato al primo grado del sacramento dell'ordine - quelli successivi sono il presbitero, o prete, e il vescovo - dopo aver frequentato il seminario arcivescovile di Lucca. E, soprattutto, dopo aver maturato esperienze a Santa Rita e alla parrocchia di Torre del Lago: qui ha lavorato fianco a fianco con don Luigi Pellegrini e don Leonardo Della Nina, gli ultimi due vicari zonali della Versilia in ordine di tempo («Mi hanno insegnato molto, soprattutto l'importanza di una Chiesa giovane: Gesù è una possibilità per chiunque, non è una questione di età o di merito»).

Da un anno è a Borgo a Mozzano, zona a cui è stato assegnato anche per il diaconato: «Se ho intrapreso questo percorso è perché voglio fare il parroco: non ho altre mire al momento, orientativamente ci vuole un anno per arrivare a quel grado». E Del Dotto non ha paura di manifestare la sua idea di Chiesa: «Per me la parrocchia non è solo il prete, è la comunità di chi ci lavora e di chi la vive: Papa Francesco parla tanto della 'chiesa in uscita', per me è fondamentale il dialogo con le reti sociali e a Borgo a Mozzano vorrei portare avanti dei progetti con i giovani. È importante riscoprirsi comunità e per me gli oratori non si esauriscono con il catechismo».

Ma che parroco vorrebbe essere in futuro Samuele Del Dotto? «Uno - risponde - che sappia annunciare Gesù come una possibilità vera di felicità per la vita di chiunque. Vorrei essere, soprattutto, un parroco secondo il Vangelo e il cuore degli uomini di oggi. Io ci metto un sì nella fede, ma non dipenderà tutto da me...» —

La messa di ordinazione nel Duomo di Lucca



 

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