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Quarant’anni fa la morte alla stazione di Bologna dell’ex preside del liceo Classico

Pietro Galassi aveva 66 anni e stava tornando dalla sorella nella Repubblica di San Marino, dove era nato

VIAREGGIO. «La mattina di sabato 2 agosto 1980 a Bologna fa caldo...alla stazione di Bologna centrale non ne parliamo proprio...Il professor Pietro Galassi è appena sceso dall’espresso 142 proveniente da Firenze. È in viaggio dalle 6,10, da quando ha preso l’espresso da Pisa per Firenze per poco non perdeva la coincidenza per Bologna...», ricostruisce Gennaro Cifariello, che per il “Cantiere 2 agosto” ha “cantato” le ultime ore di vita dell’ex preside del liceo classico di Viareggio, tra fine anni Sessanta e primi anni Settanta, quelli della contestazione. Galassi, infatti, alla stazione di Bologna, quel 2 agosto 1980 morirà.

All’età di 66 anni - insieme ad altre 85 vittime dell’attentato terroristico - mentre sta tornando per le vacanze estive in quella Repubblica di San Marino, dove era nato e dove aveva una sorella.


Galassi, da professore di matematica e fisica, aveva insegnato a Milano, al prestigioso liceo Berchet, per poi passare a Viareggio dove aveva lavorato al Classico “Giosuè Carducci”, diventandone presidedopo Giuseppe Del Freo, indimenticato preside antifascista ed appassionato della montagna.

«Ho conosciuto il preside Galassi da studente e ne ricordo - come è normale che sia - più l’aspetto fisico, i tic, l’ironia talora sfociante nel sarcasmo (o nel disincanto?)», scriveva appena qualche anno fa un altro preside dello stesso liceo, Mario Cristiano Regali, oggi fresco di pensionamento.

Il quale ricordava: «Ottimo docente di matematica e fisica e preside del “Carducci” negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso: così una lapide, non particolarmente visibile, ricorda Galassi nell’atrio del liceo». Aggiungendo: «Chi è giovane vive le sue esperienze e deve costruire liberamente il suo futuro, ma non deve ignorare il passato e non deve ignorare le stragi fasciste, troppo sbrigativamente – e scelleratamente - rubricate sotto la voce “anni di piombo”». Un monito sempre attuale che non vale certo solo per i più giovani. —