Viareggio commemora le vittime della strage anche senza corteo

Monsignor Giulietti ai familiari delle vittime del disastro ferroviario: «Il Signore ci guida a non rinunciare alla verità, alla giustizia, alla vita»

VIAREGGIO. «Il mondo teme la gente in piedi»: indicano la strada percorsa dai familiari delle vittime del disastro ferroviario di 11 anni le parole di Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, dall’altare della cappella del cimitero della Misericordia. «Al mondo fa comodo una schiera di gente prostata ad accontentarsi dell’elemosina, perché chi è prostrato non dà fastidio. Il mondo teme la gente in piedi che non si accontenta e pretende di vivere la propria vita in pienezza». Anche di fronte alle prove che la vita pone davanti, così come è accaduto ai familiari delle 32 vittime del disastro ferroviario di 11 anni fa. Familiari che in piedi sono stati fin da subito: in piedi ed in strada nei cortei e nei presidi, ovunque fosse possibile, a Viareggio, a Roma, in giro per l’Italia, nei tribunali.

Strage di Viareggio, per l'undicesimo anniversario una commemorazione senza corteo



«Il Signore non si accontenta della nostra volontà di tirare avanti», è ancora l’omelia di Giulietti, la più religiosa ed insieme laica: «Ma ci guida a non rinunciare alla verità, alla giustizia, alla vita». E risuonano un po’ gramsciane, le parole oggi religiose, che echeggiano quell’«agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».

Al loro primo 29 giugno in veste ufficiale, ieri mattina, erano presenti alla celebrazione religiosa il Prefetto di Lucca, Ferdinando Esposito ed il colonnello provinciale dei carabinieri, Ugo Blasi. E tutte le forze di polizia cittadina non hanno voluto far mancare i loro rappresentanti alla cerimonia. Alla quale hanno presenziato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede ed il sottosegretario ai trasporti, Roberto Traversi. Anche lo scorso anno Bonafede era presente, come pure aveva fatto quando non era ministro, ed a Viareggio era arrivato anche l’allora ministro dei trasporti, Danilo Toninelli.

Gente in piedi - è il filo che tiene insieme la cerimonia religiosa e quella laica alla Casina dei Ricordi - ed in cammino perché la battaglia per la verità e la giustizia non è finita. Il disastro ferroviario di Viareggio, infatti, attende ancora la fissazione della data per l’udienza in Cassazione, terzo grado di giudizio, dopo i primi due che hanno condannato i manager di Ferrovie e delle sue azienda a quel tempo.

Ed è guardando al futuro che attende i familiari delle vittime e la città di Viareggio che li ha sempre sostenuti che il presidio alla Casina dei Ricordi ha visto la presenza di Istituzioni e cittadini che ancora una volta hanno voluto esserci. Tantissime persone, in un flusso continuo da tutte le parti della città che hanno voluto raggiungere il luogo della memoria anche se non era stato possibile organizzare un vero e proprio corteo. E mentre la campana della Casina levavano nell’aria 32 rintocchi che si fondevano con i fischi dei treni, le campane della chiesa di Stazzema lanciavano il controcampo sulle Apuane, in ricordo delle vittime. —