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Bolkestein, i balneari bocciano il piano del governo: «Risarcimenti più alti per chi perde lo stabilimento»

Le reazioni: la proroga di 15 anni non si discute, mentre sulle gare pubbliche per le spiagge la categoria si divide

Il piano del governo per trovare una soluzione alla questione Bolkestein non piace ai balneari. Anche i più moderati, che non escludono a priori di poter accettare le cosiddette “aste” – in realtà le gare pubbliche per l’assegnazione delle spiagge – spiegano che la bozza di decreto su cui stanno lavorando i vari ministeri «è ancora lontana da quello che vogliamo noi». Tradotto: se l’idea è di farci digerire la direttiva Bolkestein in questo modo, non avrà successo. Tant’è vero che il sindacato Sib Confcommercio, tra i promotori di un approccio meno rigido, richiama comunque la categoria alla mobilitazione dopo l’incontro di martedì a Roma. Dove i ministeri interessati dalla questione si sono riuniti per fare il punto sulla riforma.

La mobilitazione


«Il lavoro di scrittura del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri – spiega Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib Confcommercio – sta procedendo in perfetta continuità con quanto già elaborato dal precedente Governo. Il perimetro di discussione è dato dalla legge 145/2018, per cui non si va a modificare il suo impianto. Compreso il differimento di 15 anni delle concessioni vigenti (la proroga decisa dall’ultimo Governo Lega-M5S, ndr). Il lavoro continuerà speditamente con cadenza settimanale o al massimo quindicinale. Apprezziamo il lavoro che gli uffici legislativi dei diversi ministeri interessati stanno facendo – prosegue Capacchione – e l’impegno profuso per l’avvio della indispensabile azione riformatrice, nel solco di quanto stabilito dalla legge 145/2018».

Il punto di partenza, quindi, è la proroga di 15 anni che rinvia le eventuali gare pubbliche per le spiagge al 2034 (è operativa dal 2019, cioè un anno prima della scadenza naturale che era il 31 dicembre 2020). Ciononostante, chiarisce il Sib, «restano tutti i motivi di allarme della categoria per i ritardi intollerabili dei Comuni e delle Autorità di sistema portuali nell’applicazione della legge medesima. Confermiamo, pertanto, la necessità di una mobilitazione degli imprenditori balneari che sia la più ampia e unitaria possibile. Secondo modalità che andremo a concordare e condividere, com’è nostro costume, con le altre organizzazioni del settore».

Il rebus risarcimenti

Stefano Gazzoli, presidente regionale di Fiba Confesercenti, mette nel mirino uno dei punti fondamentali della riforma: gli indennizzi per chi è costretto a lasciare il bagno dopo aver perso la gara. «Può anche starmi bene la questione della concorrenza e della necessità delle gare, o procedure di evidenza pubblica – dice Gazzoli – ma sugli indennizzi non ci si può limitare al valore degli investimenti non ammortizzati. Significa che, se l’ammortamento è concluso, il valore dell’impresa balneare è zero. E quindi chi subentra non deve pagare niente. È inaccettabile e oltretutto disincentiva gli investimenti. Per me il valore dell’impresa è dato dall’avviamento, dalle strutture e dalle attrezzature possedute». I balneari, insomma, vorrebbero che gli indennizzi a carico di chi si prende il bagno e a favore di chi lo perde fossero calcolati con questi criteri. Sui canoni Gazzoli conferma quanto già dichiarato in occasioni precedenti: «È giusto che siano ricalcolati in base al valore turistico della concessione».

Gli irriducibili

E le “aste”? Il Sib – spiega Capacchione – «è contro le procedure di evidenza pubblica per le imprese attualmente operanti e per l’immediata applicazione della legge che ha disposto il differimento dei 15 anni». Secondo Emiliano Favilla, uno dei leader storici della protesta dei balneari, «c’è ancora uno spiraglio per poter evitare le gare. Ma la categoria deve essere unita e combattere. Logico che il sistema va rivisto e che qualcosa dovrà essere concesso, canoni in primis». Cna Balneari – spiega invece il responsabile nazionale Cristiano Tomei – «è impegnata a tutelare quanto sancito con la legge 145/2018 sulla durata delle concessioni per ulteriori 15 anni. Ed è altrettanto impegnata e attenta affinché il decreto, all’esame del tavolo tecnico, contenga quanto enunciato nella stessa legge di bilancio rispetto al dopo 2033: sostenere con determinazione la tutela del legittimo affidamento per scongiurare procedure comparative per l’attuale comparto balneare». —