Qualcuno non vuole i fiori per Ale Cecchi, la madre: "Cattiveria gratuita e assurda"

La signora Serena si ferma ogni sera sull’angolo tra via Pisano e via Volpi dove è avvenuto l’incidente

VIAREGGIO. Ha affidato a Facebook lo sfogo per il dolore inflitto da parole «di una cattiveria gratuita», diretta ad una madre che ha perso il proprio, unico, figlio. All’imbrunire Serena Barsotti, mamma di Alessandro Cecchi, deceduto nell’incidente stradale del 27 settembre 2018, si ferma come sempre sull’angolo via Pisano/via Volpi. Qui Ale ha perso la vita. E qui ci sono sempre fiori, intorno alla targa con foto posizionata dagli amici.

«Tutte le sere, rientrando a casa, mi fermo per recitargli una preghiera e questo mi fa stare bene», racconta Serena che con il marito Gigi gestisce la storica pasticceria “Fauzia”, in Passeggiata. «Una sera mi si è avvicinata una signora di mezza età, che non conoscevo, ma lei sì, perché mi ha detto “lei è la madre vero?”. Ho annuito e lei ha iniziato un monologo», racconta mamma Serena: «Mi ha ferita con le sue parole, ho preferito non rispondere. Ha iniziato dicendomi se mi sembra normale tenere tutte quelle piante davanti le case, che il dolore va tenuto nel cuore e non lo si dimostra con fiori e piante. Togliendo i fiori, ha aggiunto, che sarei passata da lì con meno dolore (come se senza fiori mi dimenticassi che mio figlio ha perso la vita)». La conversazione è andata avanti, così riassunta nel post su Facebook: «La signora mi ha accusato di avere creato un cimitero e che se qualcuno del palazzo lungo la strada vuole fare una festa, questo cimitero la rovina. Che è diseducativo per i bambini che vedono e chiedono spiegazioni».

Serena Barsotti giudica quanto le è accaduto «assurdità, una cattiveria gratuita, ma soprattutto ignoranza». Ed aggiunge: «Mi chiedo come si possano rivolgere queste accuse a una mamma che sta soffrendo le pene dell'inferno. Penso che la signora abbia figli e nipoti e mi chiedo che madre e nonna deve essere? Con questo episodio che non mi sarei mai aspettato mi hanno rovinato il momento di preghiera con Ale. Perché per me è proprio lì che è volato in cielo. Quello è come fosse il cimitero. Mi hanno rovinato questo momento, perché dall'altra sera non ci vado più volentieri: mi sento osservata da tutte le finestre. Voglio anche chiarire che i fiori sono sul suolo pubblico e la targa regalata ad Ale da un gruppo di amici carissimi ha i permessi. A questo punto chiedo di non portare fiori ad Ale. Piuttosto fate dire una Messa o una preghiera. Ho scritto per far capire che genere di persone esistono».

Serena non dimentica, però, il calore dei tantissimi che si sono stretti intorno a tutta la famiglia di Ale: «Vorrei ricordare Maide, una ragazza che abita di fronte a dove è avvenuto l'incidente. Fino a quando non sono arrivati i soccorsi e l'elicottero Pegaso del 118 che ha portato mio figlio in ospedale lei è stata con il mio Alessandro. E non lo dimenticherò mai. Con noi genitori è stata, ed è, molto carina. Come coloro che si fermano quando, passando, mi vedono di fronte alla targa di Ale dimostrandomi tutto il loro affetto. E come tanti in questi mesi terribili».



Giorni che mamma Serena così sintetizza: «Insieme a Gigi cerchiamo di farci forza. Rispetto a prima sono diventata più combattente. E non è certo un episodio come quello che mi è capitato, per fortuna isolato, che mi impedirà di continuare ad andare a pregare lì dove è avvenuto l'incidente che ci ha tolto per sempre il nostro amato Alessandro».

Serena e Gigi da quel giorno hanno trovato la forza per andare avanti nel ricordo di Alessandro, nella vicinanza dei dipendenti del bar-pasticceria, degli amici che con loro hanno costituito l'associazione a scopo benefico “FenomenAle” e che li hanno circondati di affetto e calore.