Un bimbo, gli animali e due fantasmi: «Scrivere per i ragazzi è un’emozione»

Il versiliese Fabio Genovesi ci racconta una favola attuale. «Mi piace pensare che la leggano insieme grandi e piccoli»

VIAREGGIO. Rolando è un ragazzino vivace, con le sue abitudini, i suoi gusti e i suoi sogni. Il fatto che abiti al cimitero, dove lo zio lavora, non rientra nella normalità condivisa dagli altri che lo evitano isolandolo. Il miglior amico di Rolando è Cip un merlo e grande è la sorpresa quando fra le lapidi del cimitero appaiono Marika e Mirko due ragazzini come lui con i quali stringe subito amicizia. Peccato che i due cuginetti siano fantasmi che rischiano di sparire per sempre. Questa in sintesi la storia che Fabio Genovesi, 45 anni, fortemarmino, racconta nel suo nuovo libro “Rolando del camposanto” in libreria per Mondadori.

Genovesi, ma come si arriva a scrivere per bambini dopo lo Strega Giovani vinto nel 2015 con “Chi manda le onde”?


«Il passo non è stato proprio breve, lo Strega è arrivato un po’ a sorpresa perché comunque l’ho vinto con un libro per adulti, ma era riferito a ragazzi di vent’anni, questo invece è proprio un libro per bambini intorno agli otto-dieci anni. Era un libro che mi chiedevano da tempo, ma ho sempre detto di no perché fondamentalmente non avevo un’idea, poi è arrivata, mi sono emozionato e l’ho scritta».

Quale dei protagonisti si è presentato per primo?

«Rolando. La prima immagine che ho avuto è quella iniziale del libro, un ragazzino che fa colazione al cimitero e le voci che cominciano a circolare tra chi lo ha visto, riflettendo la nostra società in cui non ci si può permettere di essere un po’ particolari. Tutti ne parlano, ma nessuno si avvicina per conoscerlo e spesso è un errore che facciamo noi da adulti, ma cominciamo da piccoli e mi piaceva inserirlo in una storia per bambini».

Tra i protagonisti anche una cinghialessa delicata e garbata...

«Mi piaceva l’idea di un cinghiale femmina che ama le comodità e invece è nata in un corpo e in un mondo non suo, perché è la storia di molti di noi che si trovano a vivere in una situazione che non sentono propria per tanti motivi. Lei se ne frega se è pelosa e ha un corpo fatto per stare nel fango e grufolare, se ne frega perché si sente diversa e fa quello che vuole. Credo che il consiglio che si dava una volta ai ragazzi era tremendo: “sii come tutti” dicevano, in realtà nessuno è come tutti, ognuno è fatto a modo suo e l’unico modo per essere felici forse è essere a modo nostro».

Un libro per bambini, ma non solo.

«Non credo all’idea del libro per bambini. Perché allora non esiste un libro per gli anziani, magari scritto con caratteri grossi per favorire a lettura? Io credo che ci siamo libri belli che li dovrebbero leggere tutti e libri brutti che non li dovrebbe leggere nessuno. Ho provato a scrivere una storia che potesse piacere a tutti, ma che fosse una storia leggibile anche dai ragazzini e mi piaceva anche l’idea che magari i genitori, gli zii o chi per loro gliela leggesse a voce alta un modo per unire le persone».

Belle anche le illustrazioni di Gianluca Maruotti, che effetto le ha fatto vedere disegnato nero su bianco il suo immaginario?

«Vedere le illustrazioni mi ha fatto uno strano effetto, è stata una lunga scelta e non facile, insieme alla Mondadori abbiamo preso in considerazione molti illustratori, ma avevo l’impressione che molti di loro fossero schiavi del mito dell’arte per cui dovevano fare qualcosa di così originale, così unico e anche così snob che finiscono per piacere molto ai genitori ma non ai ragazzi. Mi piaceva un libro in cui i disegni potessero affascinare i più piccoli, e quando ho visto queste il bambino che è in me ha esultato». —
 

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