Lo sfogo di Sabrina e Giusy: «Noi attaccate su Facebook per il nostro matrimonio»

Sabrina e Giusy avevano annunciato le nozze comprando una pagina del Tirreno: «Le critiche sono una risposta ai nostri 15 anni di silenzio, ora viviamo libere»

CAMAIORE. Sono state criticate per aver messo la loro vita in piazza, per aver voluto raccontare la loro storia d’amore su un giornale: Il Tirreno. Hanno dato loro delle «malate», delle «esibizioniste», quasi sempre con l’aggiunta di un «fate schifo». Messaggi di odio lanciati dietro una tastiera, a cui loro rispondono con toni pacati, con rispetto. Perché loro sanno quanto sia importante il rispetto. «Queste critiche sono la risposta ai nostri quindici anni di silenzio, alla nostra vita nel buio», raccontano Giusy Veschi (42 anni di Tonfano) e Sabrina Bianchi (39, di Camaiore). Sono appena tornate dal loro viaggio di nozze in Grecia, a Mykonos. Volevano andare in Egitto «ma sai lì, gli omosessuali, li mettono direttamente in carcere».

Si sono sposate tre settimane fa, sulle rive del lago di Massaciuccoli. Giusy è arrivata in sella a un cavallo nero, Bucefalo, come il cavallo di Alessandro Magno. Sabrina con la sua 600. «È stato fantastico, abbiamo sentito tantissimo affetto – racconta Sabrina-. Ci hanno tutto organizzato gli amici. Il parrucchiere, la cerimonia, la cena. Noi abbiamo solo pensato alle vacanza. Non possiamo che ringraziarli». Quel giorno, Sabrina, aveva comprato una pagina del Tirreno per annunciare il matrimonio, e quello è stato il suo regalo di nozze per Giusy. «C’è un motivo se siamo rimaste così a lungo nel buio». Quindici anni, per la precisione.

Nessuno sapeva di loro come coppia. «Dicevamo che eravamo amiche». La paura di non essere capite, di perdere le persone vicine, era troppa. E così per quindici anni hanno rinunciato a tenersi per mano in strada. «Non so se potete capire quanto sia difficile vivere senza poter fare un piccolo gesto come accarezzare la mano di chi si ama», racconta Giusy.

In quindici anni di silenzio stavano sprofondando in un limbo sempre più profondo. E hanno toccato il fondo, quando Giusy ha perso il suo compagno di mezza vita, Rex, un cane di ben 21 anni. «Non avevo più lui, non avevo completamente lei (Sabrina, ndr). Mi sentivo sola. Andavo al lavoro solo per inerzia». Avevano bisogno di ritornare su, di un gesto forte. «Consigliata da un’amica –continua Giusy – un giorno sono tornata a casa e ho detto a Sabrina che dovevamo viverci la nostra storia alla luce del sole. Lei mi ha detto “perché ora? Siamo state quindici anni così”. Ma alla fine ha accettato. Anzi: è stata più contenta lei di liberarsi».

E lì la libertà, a ogni costo, è scoppiata dentro come un fuoco d’artificio. Hanno iniziato a sentirsi vive. Erano loro, donne che si amano, con i loro difetti, con i loro pregi, ma pur sempre donne libere di amarsi, senza paura. Con un desiderio enorme: continuare a splendere così. 
 

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