Sentenza choc, trecento bagni della Versilia rischiano il sequestro della spiaggia

Per il tribunale di Genova gli stabilimenti che non hanno ottenuto il rinnovo della concessione sono considerati abusivi

VIAREGGIO. Tutti i concessionari di stabilimenti balneari che non abbiano ottenuto un atto confermativo della proroga legale della concessione potranno incappare nel sequestro penale in base all’articolo 1161 del Codice della navigazione. Il quale stabilisce le sanzioni per chiunque «arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna». È l’indicazione che arriva dalla sentenza 25993/2019, terza sezione penale del Tribunale di Genova, relativa al caso di un balneare che si era visto sequestrare l’area nella propria disponibilità.

Gli unici stabilimenti balneari che non correranno il rischio del sequestro saranno - a detta dei legali che più sono addentro alle questioni relative alla concessioni balneari - quelli in concessione agli imprenditori del turismo balneare che, ai senso dello stesso Codice della navigazione, hanno sottoscritto gli atti formali. Decidendo di mettere in campo investimenti decisamente importanti sulle strutture in concessione. Una sottoscrizione che ha riguardato circa un terzo degli oltre 400 stabilimenti della Versilia. A rischio sequestro, quindi, sarebbero tutti gli altri: quasi 300. Di questi, un centinaio circa si trovano tra Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta e il resto, quasi 200, tra Lido di Camaiore e Viareggio.


Una sentenza, quella depositata in cancelleria il 12 giugno scorso in piena stagione balneare, che attraversa l’intera storia dei balneari italiani post Direttiva Bolkestein (2006) esaminando gli strumenti legislativi fino al Decreto legge 113/2016, successivo alla sentenza con la quale la Corte di giustizia europea ha espresso «inequivocabilmente» - ricordano i giudici genovesi - «il principio secondo il quale le concessioni demaniali marittime non possono essere automaticamente rinnovate».

Nell’effettuare l’excursus normativo i giudici della terza sezione penale di Genova chiamati ad esprimersi sul caso di una concessione rilasciata nel 1998 e risultata scaduta a fine 2009 «senza che il titolo concessorio fosse stato oggetto di legittime proroghe tacite, escluse dalla normativa vigente in materia» - sottolineano come la proroga al 2020 delle concessioni concessa dal Decreto legge 194/2009 (convertito con modifiche dalle legge 25/2010) «non opera automaticamente, presupponendo un'espressa richiesta da parte del soggetto interessato al fine di consentire la verifica, da parte della autorità competente, dei requisiti richiesti per il rilascio del rinnovo. Ed infatti la proroga è applicabile soltanto ad alcune tipologie di concessione, circostanza che impone una verifica da parte della competente amministrazione sul rilievo che la proroga, riguardando una concessione valida ed ancora in essere, presuppone un controllo circa la sussistenza di tale condizione e la permanenza dei requisiti richiesti per il suo rilascio. Il che implica, ancora una volta, l'esigenza di una verifica».

Quindi, proseguono i magistrati genovesi, le disposizioni del Decreto legge 194/2009, convertito - con modifiche - dalle legge 25/2010, «si riferiscono esclusivamente alle concessioni nuove, ovvero a quelle sorte dopo la legge numero 88 del 2001. E, comunque, valide a prescindere dalla proroga automatica introdotta nel 1993 ed abrogata nel 2011».

Inoltre, «le normative che prevedono la proroga automatica delle concessioni sino al 31 dicembre 2020 richiedono una espressa istanza da parte del concessionario ed un provvedimento espresso da parte del Comune, previa necessaria verifica non solo della esistenza a monte di un titolo valido, ma anche del permanere dei requisiti in capo al concessionario». Ed infine, la normativa del 2016 «va disapplicata in quanto la stessa, stabilizzando gli effetti della proroga automatica delle concessioni demaniali marittime prevista dalla legge 25/2010, contrasta con la cosiddetta Direttiva Bolkestein e comunque con l’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea».

Gli avvocati esperti del settore che si stanno confrontando con la sentenza dei giudici genovesi, vero fulmine a ciel sereno, ritengono che si sia in presenza di una «situazione molto complessa» sulla quale lo Stato «dovrebbe decidere di intervenire mettendo mano agli articoli 49 e 1161 del Codice della navigazione». Tra gli effetti delle sentenza, intanto, ci potrebbe essere quello di spingere ulteriori balneari a chiedere ai Comuni della Versilia la proroga della concessione, mediante richiesta di atto formale ed ulteriori investimenti negli stabilimenti. —