Moretti aveva tutti i poteri per garantire la sicurezza

Il lavoro della Procura e del commercialista Paolo Rivella per le parti civili ha trovato conferma piena nel verdetto della Corte d’Appello di Firenze

VIAREGGIO. «Tenuto a garantire» in virtù «della titolarità dei poteri» di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato «le condizioni tecniche di sicurezza della circolazione dei treni e dell’esercizio ferroviario, in base alle disposizioni a contenuto cautelare» vigenti in Italia, non ha provveduto , invece, in tal senso. È il senso della contestazione mossa dalla Procura di Lucca, fin dai primi passi dell’inchiesta sul disastro ferroviario di Viareggio, nei confronti di Mauro Moretti. Condannato oggi a 7 anni di carcere dalla sentenza d’appello, nella doppia vesta di ad di Rfi e di ad di Ferrovie.

Moretti avrebbe dovuto «provvedere all’effettuazione di una valutazione dei rischi del trasporto ferroviario di merci pericolose, di carattere generale e preliminare alle valutazioni dei rischi specifici che potevano fare, per la parte di competenza, Trenitalia e Rfi, possedute e controllate da Ferrovie dello Stato Spa». Ed invece ha «omesso di effettuare una valutazione d’insieme e di carattere complessivo dei rischi globalmente connessi al trasporto, con carri ferroviari, di merci pericolose, sull’infrastruttura ferroviaria nazionale ed in attraversamento di centri abitati e di promuovere l’adozione, su tutto il territorio nazionale, di misure cautelative di carattere generale». L’elenco delle contestazioni mosse a Moretti è lungo ed attraversa tutti i temi cardine dell’inchiesta sul disastro ferroviario di Viareggio: riduzione della velocità, adozione dei dispositivi detettori di svio, controllo del sistema di manutenzioni per i carri provenienti dall’estero. A ciò si aggiunge il non aver «adottato, nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, erano necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale di prestatori di lavoro e terzi».


Al lavoro dei pm si è aggiunto quello che gli avvocati di parte civile (studio Carloni-Marzaduri, con Gabriele Dalle Luche e Filippo Antonini) hanno messo in campo puntando sulle responsabilità della capogruppo Fs e del suo amministratore delegato, Moretti. Testimoniando in aula il loro consulente, Paolo Rivella, commercialista giudiziario tra i più esperti, così ricostruiva: «La capogruppo non è una holding finanziaria, ma una holding operativa, finalizzata all’esercizio dell’attività di impresa». Rivella punta l’attenzione su due aspetti in particolare dei rapporti tra capogruppo Fs e le sue aziende (Rfi e Trenitalia): «Gestione degli investimenti e contratti di servizio».

Sul primo punto, in particolare, Rivella propone l’esame dei documenti inviati da Rfi ai pm: «La Procura ha chiesto la procedura degli investimenti. E la cosa interessante è stata che la procedura che Rfi ha mandato alla Procura ha la carta intestata della capogruppo. Poi, leggendo questo documento, vedo che si tratta di investimenti e disinvestimenti. Ed è una novità del 2007, una procedura firmata dall’ingegner Moretti, una firma significativa. A me capita spesso di vedere in grosse imprese che il presidente e/o l’amministratore delegato che cercano di mostrare il meno possibile il loro impegno diretto negli atti societari e fanno spesso firmare ai delegati. Lo stile di leader di Moretti è molto diverso». Stile da leader, stile da protagonista - appunto - operativo. —

Donatella Francesconi

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