Massacrato a colpi di casco nella notte di Halloween, la sua famiglia: "Ci hanno distrutto la vita"

Dopo l'ultima sentenza del tribunale parlano i familiari di Manuele Iacconi, morto dopo un pestaggio avvenuto in Darsena a Viareggio nel 2014

VIAREGGIO. Mamma Rita appoggia a più riprese, con fare delicato ma fermo, la mano sul braccio di papà Stefano. Lei si illumina quando racconta, con la voce che accarezza il ricordo di quel figlio ucciso a colpi di casco su un marciapiede della Darsena nel 2014: «Più che ne parlo e più lo sento vicino a me». Lui non allontana la mano della moglie che non basta a placare, però, la rabbia per quell’omicidio. Fu in una sera di festa e senza alcun motivo che la violenza cieca strappò la vita ad un giovane uomo di 34 anni: Manuele Iacconi.

LE CONDANNE

Il 17 aprile la Corte d’Appello di Firenze (per la Procura generale il pm Filippo Di Benedetto, presidente della Corte, Alessandro Nencini) ha confermato le condanne di primo grado per Alessio Fialdini, 23 anni,e Federico Bianchi, 23, entrambi appena maggiorenni all’epoca dei fatti. Per il primo la pena è di 18 anni; per il secondo 15 anni e 8 mesi. Per tutti e due l’accusa è quella di omicidio nei confronti di Iacconi e tentato omicidio e lesioni gravissime provocate all’amico di Manuele, Matteo Lasurdi. Al momento della sentenza c'è stato un applauso in aula, con l'intervento del giudice Nencini che ha ammonito i presenti. Gli altri due protagonisti della vicenda erano due ragazzini all’epoca minorenni: Matteo Della Ragione, il quale deve affrontare il terzo grado di giudizio dopo che la Corte di Appello di Firenze gli ha ridotto la pena del primo grado per le lesioni a Lasurdi, ed un altro giovane che sta scontando 12 anni per essersi accanito col casco su Manuele.

L'OMICIDIO

Manuele fu aggredito assieme all’amico Matteo Lasurdi la notte del 31 ottobre 2014 in via Coppino in Darsena. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la scintilla è una lite da strada tra Manuele e Matteo da una parte, e dall’altra parte un ragazzo di 17 anni che cammina in mezzo alla carreggiata. Manuele, che era in auto con i suoi amici, avrebbe rimproverato il ragazzo. Secondo l’accusa, in aiuto del 17enne sarebbe intervenuto Bianchi, detto “il pugile”. Che con un cazzotto avrebbe steso sia Iacconi che Lasurdi. Manuele, una volta a terra, avrebbe ricevuto il primo colpo di casco da Fialdini, che poi lo avrebbe passato al minorenne da cui era partita la lite. A quel punto lui e il coetaneo Matteo Della Ragione avrebbero massacrato coi caschi rispettivamente Iacconi e Lasurdi: il primo è morto un mese dopo in ospedale, l’altro è riuscito a cavarsela.

IL RICORDO

«Ho ricevuto una telefonata alle 2,30 della notte», ricorda nell’incontro con il Tirreno, avvenuto nello studio dell’avvocato Riccardo Carloni, il fratello Daniele: «Mi hanno detto di raggiungere l’ospedale perché Manuele non stava bene. Ho chiesto dove fosse avvenuto l’incidente e mi hanno risposto: “Quale incidente? È stato massacrato a colpi di casco”». Una volta in ospedale, Daniele chiama l’altro fratello, Andrea. Poi, insieme, informano i genitori. «Quel mese passato a Livorno non lo auguro a nessuno...Sempre in sala operatoria. Aveva la testa sfondata», è il ricordo della madre di Manuele, il più piccolo dei tre fratelli, quello che era entrato in azienda di famiglia, pronto a prendere il testimone del padre. «Abbiamo dovuto chiudere l’impresa. Quarant’anni di vita e 1,5 milioni di fatturato», è la voce di Stefano. Il cui padre è morto ad un mese di distanza dalla scomparsa del nipote: «Era stato prigioniero in guerra», ricordano i fratelli Iacconi: «Si è lasciato spegnere».
Non si può non domandarlo, trattenendo il fiato per la risposta: in tutti questi anni tra la famiglia Iacconi ed i giovani condannati o le loro famiglie c’è stato un qualche contatto, un segno? «Nessuno ha fatto un gesto... Nessuno», risponde mamma Rita. E nessuno degli imputati, poi condannati, «ha mai parlato in aula». Un silenzio pesante, duro. Che fa dire al padre di Manuele, con le parole ed i toni di chi ha lavorato una vita ed ha tirato su tre fior di figlioli: «Loro ci hanno distrutto la vita a tutti».

MAI PIU' SUL LUOGO DEL DELITTO

Il ricordo di quella notte è ancora vivo a Viareggio e Piano di Mommio dove la famiglia Iacconi vive. «Ci sono tanti ragazzi di Piano di Mommio, amici di Manuele», racconta Andrea, «che non vanno più in Darsena da quella sera. E neppure io ci sono più stato». I fratelli di “Manù” guardano oltre: «Manuele è la vittima di una storia che andava male già da tanto tempo a Viareggio». Una vittima la cui morte ha dimostrato «che con un casco si può uccidere». Manuele «è morto per tutti». Ed al cimitero «c’è una persona che non sa neppure perché è morto». Un giovane uomo che «da ragazzino, alla guida del motorino, non ha mai rotto neppure un fanalino. Uno che era entrato in azienda, si era comprato una villetta. Figuriamoci se avrebbe mai litigato con qualcuno per strada».
Il percorso giudiziario è stato lungo e, come sempre, a volte incomprensibile per chi non ha mai avuto a che fare con la giustizia. «Io ne sono ancora distrutta ora», dice mamma Rita. Che ogni mattina, appena apre gli occhi, si prepara per raggiungere al cimitero il suo Manuele: «E poi ci torno ogni sera». A trovare quel suo ragazzo «che aveva sempre il sorriso sulla bocca», e che tanto le somigliava.