Giocatore insultato perché di colore

Omar Gaye del Viareggio accusa la panchina del Real Forte Querceta. Gli avversari replicano: «Nervosismo sì, frasi razziste no»

VIAREGGIO. Dopo l'ottava sconfitta consecutiva del Viareggio contro il Real Forte Querceta, Abdou Tine ha denunciato che il compagno di squadra Omar Gaye è stato apostrofato con il termine "negro" dai componenti la panchina avversaria in occasione del suo fallo su Vignali, al 15' del secondo tempo, che ha costretto il giocatore ad uscire per infortunio.

«Mi hanno insultato e l'ho riferito all'arbitro - conferma dal canto suo Gaye - ma mi ha risposto che non poteva farci nulla». Pur non volendo alimentare polemiche, conferma quanto avvenuto anche il diesse del Viareggio Gianni Petrollini, il quale era seduto in panchina insieme agli altri dell'entourage bianconero e si è risentito. «Abbiamo bisogno di stare tranquilli in questo momento - sono le sue parole -: per fortuna al triplice fischio non ci sono stati problemi».

A rispondere all'accusa mossa dal terzino in forza al Viareggio ci ha pensato il ds del Real Forte dei Marmi-Querceta, Gabriele Ulivi, presente sulla panchina nerazzurra durante il derby di ieri.

«In alcun modo sono state indirizzate offese di stampo razzista al giocatore del Viareggio», dichiara perentorio, interpellato dal Tirreno . «Quando Gaye ha falciato Vignali, costringendolo ad abbandonare il campo per infortunio - racconta ancora Ulivi - io stesso gli ho gridato dalla panchina che così faceva soltanto male all'avversario. E, in quel momento, si è girato verso di noi sorridendo e provocandoci. Chiaramente, vista la tensione del momento, siamo tutti stati presi dalla rabbia. Sono volate parole grosse e offese - ammette - ma posso assicurare che nessuna ha mai sfiorato la questione del colore della sua pelle o si è trattata di un'offesa di stampo razzista. Ho giocato a calcio anch'io e so quanto ci si possa arrabbiare per un fallo così cattivo ad un compagno, bisognerebbe trattenersi ma davanti a certi comportamenti non ci si riesce. Se, però, qualcuno dei miei giocatori gli avesse detto qualcosa del genere sarei stato io il primo a prendere provvedimenti nei suoi confronti. Così non è stato - sottolinea Ulivi -: anzi lo stesso Gaye ha ribattuto alle offese con parole altrettanto dure e lo stesso ha fatto la panchina del Viareggio. Ma, ripeto, sono cose alla fine comprensibili da entrambe le parti in un contesto nervoso come quello che si era creato». —