Vincenzo Lardinelli lascia, la Bolkestein resta: «Ma rimarrò a lottare con i balneari versiliesi»

Dopo 10 anni non è più presidente nazionale del sindacato Fiba: «Torno a casa per rimettere ordine anche nella categoria: ecco cosa penso»

Dice di essere come Ulisse che torna a casa. Come a dire: non pensate che arrivi troppo disposto a perdonare. I dieci anni di battaglie Vincenzo Lardinelli, 54enne viareggino doc, li ha fatti non contro Troia, ma contro la direttiva Bolkestein. Da oggi non è più il presidente nazionale del sindacato balneare Fiba Confesercenti: arrivò all’incarico nel 2008, con sponsor un altro imprenditore viareggino del calibro di Massimo Vivoli («che ringrazio», dice). Ora lascia, perché non si può andare oltre il doppio mandato, dopo aver vissuto da leader nazionale gli anni più difficili della categoria. Beccandosi critiche e anche insulti per una linea ritenuta troppo morbida nelle battaglie contro le “aste” dei bagni. Lui, dietro l’apparenza e i modi da gentiluomo inglese di campagna, ama le prese di posizione anche scomode. Come quando, da milanista, andò in giro con la maglietta dell’Amburgo dopo la sconfitta della Juve di Trapattoni.

Lardinelli, quando lei è diventato presidente la direttiva Bolkestein era ignota ai più.

«I primi a non voler parlare della Bolkestein erano proprio alcuni balneari. Avrebbero voluto tenerla nascosta».

La vicenda dei bagni all’asta, dopo che è stato abolito il rinnovo automatico delle concessioni delle spiagge, è stata sempre rinviata e mai risolta. Lei avrebbe potuto fare di più? Ha rimpianti?
«Io credo che siamo andati vicini al massimo di quello che si poteva fare. Si può sempre fare meglio, lo dico anche da sportivo. Ma non mi sento colpe addosso, né rimpianti. Rispetto al passato c’è un’unità di alcuni sindacati, non tutti, e della categoria. Ci dipingono divisi, a me non risulta: altre categorie lo sono di più. Io ho proposto soluzioni non facili, ma non impossibili da realizzare. Come ha fatto chi ha parlato solo di “No alle aste”, che non ha ottenuto niente».

Quando arriverà la soluzione per i balneari?
«Le cosiddette “aste” delle spiagge non sono un rischio, ci sono già: in Abruzzo ci sono balneari che fanno gare pubbliche senza alcun paracadute e perdono il bagno. Bisogna trovare una soluzione, qualsiasi essa sia. Ad oggi si può trovare un accordo provvisorio in vista della scadenza delle concessioni nel 2020. La soluzione definitiva arriverà dopo».

Tutti chiedono ai balneari di pagare di più per la gestione della spiaggia.
«Non ci siamo mai tirati indietro sulla necessità di rivedere i canoni. Ma vorrei ricordare che a Viareggio abbiamo un caso Politeama, che racconta molto di cosa succede quando un canone demaniale aumenta in maniera spropositata».

Che cosa farà adesso?
«Torno a casa e come Ulisse cerco di rimettere ordine. Anche nella categoria, senza fare troppi sconti. Mi occuperò di più dei balneari di Viareggio e della Versilia».

Nell’epoca pre-Bolkestein il balneare versiliese tradizionale era chiamato il “signore della spiaggia”, che gestiva tutto un po’ a modo suo. Oggi molti non sono più così, ma ci sono bagni che insistono a chiudere il 15 settembre com’è accaduto di recente a Viareggio.
«Il balneare non è più così, almeno nella grande maggioranza. La Bolkestein ha portato a riflettere e a diventare imprenditori migliori. Con il mio Balena 2000 ho cercato di fare il primo stabilimento balneare aperto 365 giorni all’anno: è ovvio che do una valutazione negativa di quell’episodio. Ma bisogna anche creare il contesto che invogli l’imprenditore a restare aperto».

Che cosa risponde a chi l’accusa di non essere un balneare?
«Anche se non sono in spiaggia tutti i giorni, sono ancora un imprenditore alla guida della società Balena».

Come vede la Passeggiata?
«Non così devastata, ma c’è da fare per farla tornare splendente. E il caso Politeama preoccupa per tutti i risvolti che può avere».