Il numero verde della mamma coraggio «Così aiuto le famiglie»

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Dire che ha una forza di volontà da vendere, forse, è fin troppo riduttivo per Danila Aloisi, mamma di un bimbo autistico di Massarosa, che da tempo è diventata un punto di riferimento per le famiglie dei bimbi e ragazzi autistici, in Versilia, come nel resto della provincia, della Toscana e adesso anche di Italia. Dopo gli appelli alle istituzioni, gli incontri, i progetti, alcuni mai ascoltati, ha ideato un numero verde, “Pronto autismo”, che poi altro non è che il suo numero di cellulare messo a disposizione (dal lunedì al venerdì dalle 9. 30 alle 12. 30 e dalle 15 alle 18) delle famiglie con bimbi autistici che abbiano bisogno di informazioni, aiuto, suggerimenti.


Lei li ascolta, si documenta, li segue passo passo, li aiuta a muoversi in questo mondo di indifferenza, tutto gratuitamente. I genitori pagano il costo della chiamata, non la preziosa consulenza. «Ricevo quotidianamente tante telefonate – spiega –. Molti genitori non sanno che hanno diritti ad aiuti economici. A volte nemmeno le assistenti sociali lo sanno. Il gruppo invece cresce di 50 persone al giorno. Siamo già tantissimi e li ho divisi per regione. Raccogliamo tutte le segnalazioni di ciò che non va regione per regione. In alcune, ad esempio, scopriamo che per la 104 viene data l’indennità di frequenza, da settembre a giugno, piuttosto che quella da accompagnamento, che viene data tutto l’anno».

Lo sportello Pronto autismo, fisicamente, è a Lucca, nella sede dell’associazione Lu.ce. onlus (in via Giovannetti 240), che ha messo a disposizione gli spazi per questo progetto coraggioso di Danila. «Devo ringraziarli perché mi stanno aiutando». Per il resto, Danila, fa tutto da sé. Come ha sempre fatto. Donna abituata a combattere sempre, in ogni contesto, per aver quei diritti che per qualcuno sono acquisiti dalla nascita, per altri, come suo figlio, no. E ora ha un altro progetto in cantiere: una grande manifestazione pacifica, una camminata dei genitori di bimbi disabili per dire che «siamo arrabbiati, perché non ne possiamo più». —

M.C.