Piace alla ragazza sbagliata: quindicenne picchiato dal branco

La Passeggiata di Viareggio

La denuncia della madre: «Dopo quello che ha subito mio figlio non esce più, le nostre vacanze finiscono qui»

VIAREGGIO. Bulletti per amore. O, forse è più appropriato, per fare valere la legge del branco. Nella storia che andremo a raccontare il branco è formato da un gruppetto di minorenni – età media 14, 15 anni – che nei giorni scorsi, qui in Versilia, hanno preso di mira con schiaffi, sputi e insulti un coetaneo. Il motivo? Una giovanissima della comitiva – o branco che dir si voglia – si era innamorata del ragazzino “sbagliato”. Da qui il raid punitivo nei confronti del giovane. A raccontare il tutto la mamma della vittima che, con tutte le cautele del caso, entra nel dettaglio di una brutta storia che ha già cambiato, e certo non in meglio, l’adolescenza di un quindicenne che ha avuto un solo torto: piacere a una ragazza.

«Mio figlio, fisicamente, sta abbastanza bene, è dal punto di vista psicologico che mi preoccupa: non esce più di casa da giorni – l’episodio risale alla scorsa settimana –, non va più sulla spiaggia, sta in camera sua. Ho così deciso di finire prima le nostre vacanze: dovevamo stare fino al 31 agosto, ma non mi sembra più il caso. Il problema è che chi lo ha aggredito abita nella nostra città, anche se non si erano mai incontrati prima di quella sera».


Tutto si innesca in uno stabilimento balneare: il ragazzo, poi preso di mira, se ne sta spesso per conto suo, sotto l’ombrellone. Legge, nuota, gioca a carte: poi il suo sguardo incrocia quello di una ragazzina. Sorrisi reciproci, qualche battuta, una passeggiata lungo la battigia. I due decidono di uscire insieme, la sera, per prendersi un gelato.

«Ma quando fa per riaccompagnarla a casa, mio figlio si trova davanti, in una strada isolata, ad aspettarlo 7, forse 8 ragazzi. Lo circondano, lo cominciano a spingere, uno gli tira uno schiaffo, lo insultano. Lui si impaurisce, fa per scappare, ma un altro gli fa lo sgambetto e così finisce per terra. Lo deridono: mio figlio non è un attaccabrighe, non sa nemmeno cosa voglia dire picchiarsi. È timido, un po’ solitario. Ama leggere, studiare: un “nerd” agli occhi di qualcuno. Gli gridano che non doveva provarci con la loro ragazza, che ci sono delle regole da rispettare perché prima di uscirci “dovevi chiederlo a noi”. Appena fa per rialzarsi gli sputano addosso, gli strappano lo zainetto che ha fra le mani e lo svuotano per terra per poi stracciare le pagine di un libro che stava leggendo. Alla fine lo lasciano andare, prendendolo a calci mentre si allontana e minacciandolo che sarebbero venuti a cercarlo anche nella città in cui abitiamo. La ragazzina? È rimasta in disparte, per quanto ne so, probabilmente è a sua volta vittima di questi vigliacchi. Mio figlio – chiosa la mamma – mi ha poi descritto quanto successo fra lacrime di vergogna e paura: parlerò con chi di dovere e mi farò consigliare decidendo ciò che è meglio per il ragazzo. Ma se racconto questa storia è solo per fare capire a taluni babbi e mamme che non è voltando lo sguardo da un’altra parte e facendo finta di niente che si fa del bene al proprio figlio. I veri vigliacchi, alla fine, sono proprio questi genitori».