Sergio Vannucchi racconta la sua Viareggio nerissima

C’è una Viareggio “nera”, anzi nerissima. È fatta di psicopatici, di drogati, mafiosi patentati, battone struggenti, poliziotti sparatori, bolliti e malconci vari. Non è la solita Viareggio delle...

C’è una Viareggio “nera”, anzi nerissima. È fatta di psicopatici, di drogati, mafiosi patentati, battone struggenti, poliziotti sparatori, bolliti e malconci vari. Non è la solita Viareggio delle cronache. E’ una Viareggio alterata, surreale, burlesque. Somiglia alla Los Angeles di Raymond Chandler, il re americano del giallo. Somiglia all’America di Mike Spillane, pittoresco santone della criminologia underground. E’ una Viareggio stupefacente, stracarica, sanguigna e sanguinaria. Così la descrive lo scrittore viareggio Sergio Vannucchi nel suo ultimo divertente romanzo dal titolo Semplicemente Paulette Costello (Pezzini editore) che segue altri numerosi romanzi tutti marcati e siglati da uno stile trillante, spettacoloso, mai sciatto, che oltre la trama di questa o quella vicenda di malaffare (furti, omicidi, rapine, ricatti) fa scivolare il film di una città ribalda e gustosa, dove si sprecano baretti infuocati, ristoranti eccentrici, quartieri e periferie insidiosissimi. Insomma non ci si annoia davvero in questa avventurosa Versilia che nemmeno negli anni d’oro della mala dei fratelli Turatello o Saccà faceva così tanto sobbalzare.

In questo ultimissimo lavoro di Vannucchi, bagnino veemente, abbronzato, simpaticissimo narratore di storie ultra-piccanti, la protagonista è Paulette Costelle, un detective al femminile, biondina palestrata e pimpante che è alle prese con intrighi e tradimenti di una improbabile “Cinecittà” sul mar Tirreno, dove si svolgono film miliardari, si rincorrorono intrecci tra divi, divette e moglie fedifraghe. Il tutto condito da pistolettate e foto scandalistiche. Sicché la Paulette rischia più volte d’esser spacciata via, divenendo invece alla fine vincente in una sorpresona finale poiché, come nei migliori gialli, il cattivo è quello che meno ti aspetti.

Ciò che, oltre i libri romanzati di Vannucchi, fa discutere è: ma Viareggio, ch’era, a dirla con Rossella Martina, una “città bellissima” davvero è tanto brutta da divenire scenografia di tanta letteratura nera (da Giampaolo Simi a Divier Nellli)?

Beh, un po’ di degrado è sotto gli occhi di tutti: ristoranti che bruciano per dolo, spacciatori che abbrutiscono le pinete (dove ormai non ci sono più nemmeno i pini), fratelli che si sparano in Darsena, transgender che abbondano nella marina di levante, e così via.

Ma ciò che Vannucchi aggiunge è un’atmosfera picara, vibrante, scollacciata, dove schiere inesauste di poliziotti (guidati da Zero Gambino con Michela Vannucchi) non fanno altro che schizzare qua e là raccattando cadaveri, ululando sirene, sparacchiando con le loro mitragliette, in un crescendo di avventure capitolo dietro capitolo, che lascia senza fiato.

E’ però divertente leggere le descrizioni di personaggi ed ambienti, ognuno ben disegnato e ironicamente ritratto. Di certo questo nuovo romanzo di Sergio Vannucchi è un oggetto da portarsi sotto l’ombrellone in queste giornate a quaranta gradi. Importante aver vicino un drink ghiacciato poiché le indagini di Paulette Costello e Thomas Manetta, i due eroi del “nero viareggino”, possono provocare lo sballo.

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