La Versilia dello shopping perde i suoi negozi storici

Secondo i dati della Camera di commercio sono sparite 200 attività in 7 anni in particolare a Viareggio e Forte dei Marmi. Sono cresciute invece a Lido

VIAREGGIO. Lo scorso anno, a Viareggio, aveva chiuso i battenti Tru-Trussardi, una delle poche griffe rimaste in Passeggiata. Non molto lontano, sulle vetrine del Pierfrancesca uomo, aperto dal 1995, sono ancora appesi i cartelli “liquidazione totale, ultimi giorni”, nonostante gli ultimi giorni di svendita siano passati da un pezzo. A Camaiore i negozi vanno e vengono come lucciole, nel centro storico quelli che vanno sono più di quelli che vengono. Nel 2013 chiusero due negozi in due giorni: il Walzer Confezioni, storico negozio di moda aperto da 60 anni no stop e Zazù, negozio di abbigliamento che invece era durato solo tre anni. Quest’anno hanno chiuso già in tre. Ma anche nella città dello shopping per antonomasia, Forte dei Marmi, di saracinesche se ne sono abbassate tante negli ultimi anni, più che altro piccole botteghe, mercerie, negozietti a conduzione familiare divorati dalla grandi firme. Tutti figli di un’epoca che non ritorna. Il piccolo commerciante di fiducia, gli acquisti al dettaglio, la lentezza di un’economia che accontentava tutti.

E invece la crisi prima, le grandi catene e internet dopo, hanno messo in ginocchio molte attività che non hanno ancora trovato la formula magica per competere con il low cost e il tutto subito del capitalismo imperante. E allora succede che le saracinesche si abbassino, i fondi si riempiano di polvere, la città si ritrovi vuota come la zona del mercato di Viareggio o le frazioni di altri comuni. Una sociologia avallata dai dati forniti dall’ufficio studi e statistiche della Camera di commercio che parlano di un calo del commercio al dettaglio in Versilia negli ultimi anni. Dal 2009 al 2016 le imprese attive sono passate infatti da 3. 036 a 2. 842 (i dati non comprendono la vendita di veicoli né i pubblici esercizi). Il calo è stato registrato in tutti i comuni della Versilia, eccetto Camaiore, dove le attività sono passate da 493 a 499. A fare da traino alla resistenza commerciale del territorio è in realtà solo Lido, dove sono arrivate negli ultimi anni alcune importanti marche come Yamamay e dove, soprattutto, molti negozi hanno sfidato la crisi decidendo di rimanere aperti tutto l’anno. «Lido ha vissuto una crescita dal punto di vista commerciale – spiega l’assessore alle attività produttive di Camaiore, Carlo Alberto Carrari – perché si sta slegando dalle logiche della stagionalità. Le attività rimangono aperte tutto l’anno, attirando quindi turismo anche nel periodo invernale». Diverso invece il caso del centro storico, dove le attività storiche finite sotto la polvere non si contano più. «Il centro storico – continua Carrai – ha cambiato volto. I negozi non reggevano la concorrenza con internet. Ma al loro posto hanno aperto tantissimo bar e ristoranti tipici, che poi è l’unico prodotto che puoi vendere nel centro storico di Camaiore». In che senso? «Nel senso che a Camaiore un fast food non avrebbe vita lunga. Qui va avanti chi valorizza le caratteristiche del territorio».

Il calo più grande lo hanno registrato Viareggio e, paradossalmente, proprio Forte dei Marmi. Nel primo comune le imprese sono passate da1.298 nel 2009 a 1.201 nel 2016: ne ha perse quasi un terzo. Hanno chiuso soprattutto i negozi di abbigliamento, scarpe, arredamento, cartolerie, bazar. Hanno retto invece gli alimentari e i negozi elettronici. A Forte dei Marmi le attività sono passate da 240 a 197. «Sono penalizzate le piccole botteghe, le cartolerie che non ci sono più, le mercerie – spiega Massimo Lucchesi, consigliere delegato alle attività produttive a Forte dei Marmi –. Per questo noi abbiamo intenzione di valorizzare le piccole attività familiari, cercare di riportare in mano ai fortemarmini il loro territorio. E se il centro del paese è in mano alle grandi marche, allora troveremo posto per loro in altre frazioni importanti per il tessuto economico del territorio come Vittoria Apuana».

A Pietrasanta le attività commerciali al dettaglio sono leggermente diminuite: erano 408 nel 2009 e 404 lo scorso anno. A Seravezza sono passate da 250 a 220; a Stazzema da 48 a 38; a Massarosa da 299 a 283. In totale, al 30 giugno del 2017, le imprese registrate alla Camera di commercio, in Versilia, erano diminuite dello 0, 7%.

Un dato che supera il trend provinciale il quale registra un calo complessivo delle imprese registrate dello 0, 3%. Per quasi tutte le province della Toscana poi si registra una diminuzione media del numero delle imprese attive pari allo 0, 5%. Le imprese attive in provincia evidenziano invece una diminuzione di entità lievemente superiore (-0,8%, –283 imprese), scendendo a quota 36. 621 unità dalle 36.904 del 30 giugno scorso. «Si tratta di una dinamica in peggioramento rispetto a quanto osservato nell’anno precedente quando la contrazione delle imprese attive era risultata pari al –0,2%», si legge in una nota della Camera di commercio.

Insomma il commercio soffre ovunque, ma nella Versilia dello shopping soffre di più. Ma chissà che il vento del cambiamento non passi un’altra volta.

MelaniaCarneval. ©RIPRODUZIONE RISERVATA