Arrestati per furto: tre su quattro già liberi

Doppio colpo a Capezzano Pianore: il giudice per le indagini preliminari smonta l'operazione della polizia

CAMAIORE. L’arresto avviene nella notte tra giovedì e venerdì scorso. Intorno alle 3 vengono svaligiate due abitazioni di Capezzano ed un terzo colpo fallisce. La liberazione, per tre dei quattro arrestati - tutti cittadini albanesi residenti a Massa - è datata sabato mattina, udienza di convalida nel carcere San Giorgio di Lucca, poco prima della conferenza stampa del commissariato della polizia di Stato a Forte dei Marmi.

Il giudice per le indagini preliminari Riccardo Nerucci, «in un’ordinanza molto articolata e motivata ha stabilito che non sussistono gli indizi a carico dei miei tre clienti», spiega l’avvocato Francesco Persiani del Foro di Massa, difensore dei tre uomini scarcerati e non soggetti neppure all’obbligo di firma.

Solo uno degli arrestati, dunque, rimane in carcere, ed è quello che è risultato intestatario dell’auto sulla quale i quattro viaggiavano al momento del fermo, lo stesso che risultava abitare nella casa dove è stato ritrovato materiale che si sospetta provente di furti, l’uomo indosso al quale sono stati trovati oggetti che la polizia ritiene siano stati trafugati nei colpi messi a segno prima che i proprietari delle abitazioni dessero, tempestivamente, l’allarme.

A carico dell’arrestato, il Gip ha convalidato le accuse per due furti, compiute la notte dei fatti contestatigli dalla polizia, ma non il tentato furto per il colpo che gli inquirenti ritengono andato a vuoto.
«Un’ordinanza - quella del Gip Nerucci - molto garantista», sono ancora le parole dell’avvocato difensore. Ancor più se si considera che la recente approvazione della cosiddetta legge Orlano ha inasprito le pene per i colpevoli di furto.

All’interno della macchina sulla quale i quattro stranieri viaggiavano, fermata da un’auto civetta del commissariato di Forte, c’erano soldi, oro, un orologio e un cellulare. Più cacciaviti, torce e martelletti. Nell’abitazione di Massa, invece, apparecchi tecnologici, oltre ad oro e gioielli che erano stati nascosti nel materasso. Per la donna, anche lei alberese, 33 anni, che li ospitava è scattata la denuncia per favoreggiamento. «Di sicuro questa banda non è la sola che visitava le case della Versilia - sono le parole di Enrico Parrini, dirigente del commissariato di Forte - ma pensiamo che fosse responsabile di parecchi colpi, per come era preparata... professionalmente e per come si muoveva. Oltre che per il bottino accumulato». Un quadro accusatorio che, però, non ha convinto il Gip.