La senatrice della Versilia lascia il Pd per seguire Enrico Rossi

Manuela Granaiola ha aderito al Movimento democratico e progressista: «Chi ha voluto il confronto interno è stato vissuto e considerato un ostacolo»

VIAREGGIO. «Adesso sto bene», sono le parole al telefono con il cronista. All’altro capo della linea la senatrice Manuela Granaiola, che annuncia di aver lasciato il Partito democratico per aderire alla nuova formazione “Movimento Democratico e progressista”, capitanata - tra gli altri - dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Ufficializzazione ieri per deputati e senatori in un quadro che la senatrice viareggina così descrive: «Sono i giorni di una difficilissima crisi politica i cui esiti sono ancora incerti. I congressi, le scissioni o i regolamenti (anche di conti) sono gli effetti (non le cause) di una situazione critica non ancora adeguatamente affrontata. I nodi veri sono saper riconoscere le questioni e saper indicare soluzioni concrete, tanto eque ed utili quanto in grado di ri-dare fiducia alla parte migliore del Paese, per cui ho maturato la convinzione che ci sia bisogno di un radicale riformismo e di poche ma chiare priorità d'intervento prima che sia troppo tardi».

Tre sono le questioni «per le quali - continua Granaiola, pensieri e parole rivolte al decaduto Governo Renzi - sono mancate soluzioni all'altezza dei bisogni: scuola, lavoro e contrasto alle povertà. È sostenendo i lavori che si contrastano seriamente il progressivo, drammatico impoverimento di settori sempre più ampi del paese. Su tutti questi temi, purtroppo e da troppo tempo, si è discusso poco e male favorendo soluzioni, forse efficaci dal punto di vista comunicativo, ma poco risolutive».

Granaiola ricorda la propria esperienza in politica: «Nasco come militante della sinistra Dd e da sinistra sono stata una delle fondatrici del Partito democratico. Un partito che faceva dell'incontro tra le diverse correnti democratiche della tradizione politica italiana uno dei sui motivi fondanti. Oggi prendo atto con grande dispiacere che proprio quel confronto tra diversi orientamenti, storie e culture è stato messo pesantemente in discussione, additato come ostacolo, isolato e marginalizzato. Purtroppo non si è trattato di eventi occasionali, ma di comportamenti diffusi, da tempo in atto e che io - insieme a molti altri - ho vissuto in prima persona, giorno dopo giorno, anche a Viareggio ed in Versilia».

Senza dialogo, ma in preda «ad una aspra discussione interna, sintomo di un infarto politico da troppo tempo annunciato e probabilmente molto poco compreso dai nostri elettori».