I profughi preferiscono non lavorare al cimitero

I richiedenti asilo hanno chiesto di svolgere i servizi socialmente utili in altre aree per motivi religiosi

TORRE DEL LAGO. A prima vista sembra un caso, in realtà è un abbaglio. Protagonisti i profughi accolti a Torre del Lago. Sul web è circolata la presunta notizia che cinque senegalesi si sarebbero rifiutati di fare i lavori di manutenzione all’interno del cimitero. Lo “sciopero” sarebbe scaturito da ragioni di tipo religioso: troppe croci e simboli di natura cristiana.

In effetti qualcosa di simile è accaduto - una settimana fa - ma non nei termini con i quali è stato riportato su internet: i cinque ragazzi africani erano stati mandati a fare i lavori di pulizia dentro al cimitero di Torre del Lago. Rientrano infatti in un progetto di integrazione e di lavori socialmente utili. Al loro ritorno dalla prima giornata hanno chiesto ai responsabili della Misericordia di poter essere mandati da un’altra parte: «Lo hanno fatto educatamente - spiega Paolo Gragnani, presidente della Misericordia di Torre del Lago - Non volevano smettere di lavorare ma solo di farlo in un’altra zona: le croci e i simboli cristiani gli provocavano turbamento, si sentivano a disagio e noi li abbiamo accontentati. Di lavori da fare ne abbiamo in abbondanza».

Nessun ammutinamento dunque da parte dei cinque senegalesi ma solo la richiesta di potersi occupare di altro. La notizia, per come si è diffusa via internet in questi giorni, suonava diversamente: si parlava appunto di “sciopero degli immigrati”. I richiedenti asilo, infastiditi dai troppi simboli cristiani, avrebbero deciso di appendere gli attrezzi al chiodo e si sarebbero rifiutati di proseguire con tanto di cartelli di protesta.

«La notizia è totalmente falsata - dice Gragnani - Non c’è stato nessun rifiuto né alcuna acredine. Loro hanno fatto una normale richiesta, che sarebbe potuta arrivare anche da un cristiano e noi li abbiamo accontentati e mandati a lavorare altrove. Mi sono stupito che la cosa sia venuta fuori adesso».

Gragnani ieri è stato invaso dalle chiamate alle quali ha dovuto smentire tutto e difendere “i suoi ragazzi” che lui definisce “per bene”. «Ci hanno aiutato sempre in tutto: a pulire i parcheggi, a montare gli stand. si sono occupati delle aiuole e di molte altre cose. Non si sono sottratti al lavoro - continua il presidente - hanno dimostrato volontà nell’integrarsi e stanno prendendo lezioni di italiano. Io non posso che parlare bene di loro». Gragnani ha informato della vicenda il viceprefetto di Lucca.

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