I due carrozzieri di Camaiore tornano in libertà

L'autocarrozzeria Stadio, di cui Aldo e Sandro Castoro sono soci

Aldo e Sandro Castoro erano ai domiciliari per il presunto giro di truffe alle assicurazioni orchestrato dai Casalesi. Il titolare già al lavoro

CAMAIORE. Aldo e Sandro Castoro sono tornati in libertà. I due carrozzieri coinvolti nel presunto giro di truffe alle assicurazioni orchestrato dal Clan dei Casalesi non sono più agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il Tribunale del riesame, a cui si era appellato il loro avvocato, Fabrizio Bartolini. A 20 giorni dal provvedimento richiesto dalla Procura di Firenze e applicato dal gip Erminia Bagnoli, sulla base delle indagini portate avanti dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo toscano, Sandro Castoro - il titolare dell'autocarrozzeria Stadio di Camaiore - è tornato al lavoro. Aldo, che figurava come socio, era già in pensione.

L'inchiesta della Procura sta andando avanti e i due, sebbene liberi, rimangono fra i 70 indagati. Gli imprenditori, fin da subito, si erano detti estranei alla vicenda. Avevano spiegato - attraverso la figlia Eleonora Castoro - che si erano limitati a riparare i danni delle automobili portate dai clienti. I magistrati che seguono l'inchiesta ipotizzano un giro di falsi incidenti e falsi certificati medici con truffe alle assicurazioni in tutta la Versilia. Con una parte dei rimborsi recuperati (il 20%) riservato al Clan dei Casalesi.

SODDISFATTO IL LEGALE

Soddisfatto il legale dei due professionisti, il viareggino Fabrizio Bartolini. "Il ricorso è stato accolto a pieno e sono state revocate le misure cautelari - spiega l'avvocato -. Sono molto soddisfatto. Ho pensato fin da subito che non sussistessero i gravi indizi di colpevolezza. L’associazione a delinquere credo che sia stata un po’ strumentalizzata per ottenere la misura cautelare".

Il legale viareggino Fabrizio Bartolini, avvocato della famiglia Castoro

L'IPOTESI DEGLI INQUIRENTI

I presunti raggiri alle compagnie di assicurazione - secondo l'accusa - sono andati avanti dal 2009 al 2013. Gli inquirenti sostengono che a capo della struttura criminale vi fosse Salvatore Mundo, detto “o’ mister”.

Il 48enne di origine campana - arrestato tre anni fa insieme alla moglie, che gestiva un negozio di mozzarelle al Marco Polo nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni versiliesi dei Casalesi - è ritenuto il referente toscano della struttura criminale riconducibile alla famiglia Russo. “O’ mister” - secondo gli inquirenti - nel tempo ha raccolto parte dei proventi delle truffe versiliesi, una percentuale attorno al 20%, per metterli a disposizione del clan. Mundo era già stato arrestato e si trova nel carcere di Parma. Il Tribunale del riesame - in merito a questo filone di indagine - ha revocato, anche per lui, la misura cautelare.

Poi c'era Francesco Martino - a giudizio degli investigatori il braccio destro di Mundo - definito il "promotore e l’organizzatore del gruppo criminale operante nel comprensorio della Versilia". Martino, che già si trovava agli arresti domiciliari a Campobasso, ha dato un contributo fondamentale all'indagine ed è un collaboratore di giustizia. Da inizio aprile sono in carcere, inoltre, Cesario Marino e Gianluca De Chiara, catturati nel Casertano. Secondo l'accusa hanno organizzato materialmente i falsi sinistri, reclutando di volta in volta gli attori da inserire nelle pratiche assicurative.