Scoperto un nuovo ingresso nell'Antro del Corchia

Il selfie degli speleologi che hanno scoperto il nuovo ingresso nel Corchia

Stazzema, è il ventesimo ed è stato individuato da tre speleologi: Nadia Simonetti, Michelangelo Angeloni e Antonio Di Beo

STAZZEMA. La “montagna vuota” – come viene anche chiamato il monte Corchia – continua ancora oggi ad essere un cantiere aperto per decine di gruppi speleologici. Il primo pertugio dell’Antro fu scoperto nel 1841 dai leviglianesi Giuseppe Simi e suo figlio Emilio Simi: la Buca di Eolo, oggi diventato l'ingresso principale dell'Antro del Corchia. Mentre è di qualche giorno fa la scoperta del ventesimo ingresso. Il cui merito va al Gruppo Speleologico Lucchese e quello Speleologico e Archeologico Versiliese.

Si tratta di un buco in cresta vicino alla vetta ovest del monte Corchia, sotto l’antevetta dei Torrioni. Lì sotto c’è una delle regioni più remote del sistema carsico del Corchia, e una parte di quella che tutt’oggi i due gruppi speleo stanno esplorando.

Va infatti considerato che grossomodo le gallerie rilevate oggi dagli speleologi sono oltre una sessantina di chilometri. Ma si pensa che ve ne siano ancora altrettanti da scoprire.

L’intuizione che ha portato alla luce questo ventesimo ingresso è stata degli speleologi lucchesi. A primavera, dopo avere capito che quel piccolo buco era esattamente sopra le gallerie in cui stanno lavorando da mesi, ma che raggiungono da un altro ingresso in quattro ore di discesa, hanno deciso di provare a farsi breccia da quel cunicolo.

Gli speleologi protagonisti della scoperta, ottenuta con il supporto dei rispettivi gruppi, sono stati: Nadia Simonetti (del gruppo Gsl), Michelangelo Angeloni (Gsav), Antonio Di Beo (Gsl).

L'Antro del Corchia

Attualmente la parte visitabile dell’Antro del Corchia è soltanto una minima parte, un percorso attrezzato di circa un chilometro, che consente di raggiungere il cuore della “montagna vuota”, ammirando le spettacolari stalattiti e stalagmiti.

Ad organizzare le guide turistiche - come sanno i tanti turisti che la visitano sia d’estate che d’inverno - c’è la Cooperativa Sviluppo e Futuro di Levigliani, che si trova nell’omonimo paese e gestisce le escursioni guidate da anni. La particolarità del sistema turistico del Corchia - che comprende anche l’abisso Fighierà e l’abisso Farolfi - è che oltre a vantare quasi il primato italiano e anche europeo nella lunghezza complessiva delle gallerie, questa vastità di cunicoli che spesso si intrecciano si sviluppano in soltanto due chilometri cubici di roccia. Insomma un pezzetto di montagna da immaginarsi completamente bucato all’interno, e ad oggi con venti ingressi naturali; da qui il nome “montagna vuota”.

Inoltre quello che rende uniche le gallerie natrali – quelle adatte solo agli speleologi – è il fatto che sono quasi tutte scavate dal tempo nel marmo. Infatti, a cielo aperto, sono famose anche le cave del monte Corchia, dove tutt’oggi si estrae il marmo bianco.

Nel 2012 l’Antro ha perso il primato di grotta più lunga d’Italia, che è invece passato al sistema carsico Stoppani-Fornitori-Tacchi-Zelbio-Bianchen, che si trova a Como. Quest’ultimo risulta lungo cinquantotto chilometri. Mentre i chilometri effettivi delle cavità del Corchia attualmente scoperte sono oltre i sessanta chilometri, ma dichiarate ufficialmente cinquantatrè. Il dislivello che si può raggiungere da una cavità all’altra è di 1.200 metri e si pensi che il monte Corchia è ad un’altezza sul livello del mare di 1.677 metri.