Concessioni all'asta, ultima chance per gli stabilimenti balneari: «Ecco come li salveremo»

Governo e Regione Toscana lavorano per aggirare la tagliola delle aste delle spiagge. Le aree con le strutture restano pubbliche ma vengono “garantite” ai balneari

VIAREGGIO. Le aste delle spiagge sono vicine, per non dire vicinissime. La speranza che l’Europa convalidi la proroga delle concessioni demaniali dal 2015 al 2020 è minima: questo significa che i titoli potrebbero scadere il 31 dicembre prossimo, cioè tra quattro mesi. Ma non tutto è perduto per i balneari. È di questi giorni, infatti, la notizia che esiste un piano B avallato da Governo e Regioni - con la Toscana in prima fila - per permettere ai concessionari di salvare almeno le strutture (cabine e locali) di loro proprietà. La spiaggia vera e propria, quella con sdraio e ombrelloni, verrà invece assegnata al miglior offerente con gara a evidenza pubblica, come chiede la direttiva Bolkestein.

Nessuna privatizzazione. Tra luglio e agosto il Senato, oltre a confermare la proroga delle concessioni al 2020, ha dato la possibilità alle Regioni di fare un censimento delle aree demaniali che possano uscire, per così dire, dal patrimonio dello Stato. È la famosa “sdemanializzazione”, una delle parole più brutte che l’italiano abbia mai visto, ma che in Versilia ha un significato ben preciso: privatizzare le aree demaniali come spiagge e porti. E invece, in questo progetto, non c’è alcuna intenzione di privatizzare le spiagge. Perché se c’è un punto su cui tutti - politici e balneari - hanno capito che non avanzeranno mai di un centimetro è proprio questo: nessuno accetta che si ceda ai privati un patrimonio pubblico. E così il Governo ha detto alle Regioni: entro quattro mesi diteci cosa potete prendere voi. Le aree di costa, insomma, rimangono tutte pubbliche al 100%. A fare la differenza sarà una specie di linea immaginaria che separerà la spiaggia autentica - quella dove ci riposiamo all’ombra e facciamo il bagno - dai servizi che le stanno dietro, cioè cabine, bar e ristoranti.

Cosa succede. Allo Stato rimarranno le spiagge, per cui non ci sono alternative: il privato che intende gestirle dovrà passare da una gara ad evidenza pubblica. Mentre la Regione si prenderà le aree con le strutture. Che verranno in qualche modo garantite ai concessionari attuali - che hanno la proprietà delle mura ma non dei terreni - con una formula da definire. Che si tratti del diritto di superficie o di altre forme previste dalla legge. La Regione incasserà il canone e i balneari manterranno le loro strutture.

Gli incontri. Stavolta non c’è alcuna riunione carbonara, né trattative in segreto: è tutto alla luce del sole. A ufficializzare questo progetto è stata la Confesercenti, con il presidente dei balneari dell’area Toscana nord Stefano Gazzoli che ha incontrato in Regione, insieme a Luca Petrucci del Consorzio Riviera Toscana, il capo di gabinetto Ledo Gori e Paolo Bongini. Sull’argomento c’è stata anche una riunione a Roma tra i tecnici delle Regioni, che si sono confrontati sulle procedure da seguire per l’acquisizione di zone demaniali dallo Stato.