L’ultimo squillo per Bianchi

Il comandante della Marina De Giorgi e tanti ammiragli e ufficiali ai funerali della medaglia d’oro

TORRE DEL LAGO. Lo hanno portato a spalla i suoi eredi, gli uomini del Comsubin. Un acronimo che sta per Commando subacquei incursori. Hanno sede al Varignano di La Spezia e sono fra i corpi dell’elite delle forze armate italiane. Presenti in tutti i teatri di guerra dove agisce e ha agito l’Italia, dall’Irak all’Afghanistan. In reparti specialissimi con i colleghi del Col Moschin (l’elite della Folgore) ma anche con la Delta Force americana e le Sas inglese.

È toccato a loro portare in spalla l’ormai fragile corpo di Emilio Bianchi, medaglia d’oro al valore militare. Uno di quei marinai che ha salvato l’orgoglio militare italiano. In una guerra certamente non voluta ma dove il fante (come i marinai) si comportarono sempre e comunque da eroi.

Essere nella piccola chiesa di Torre del Lago, e ricordare quella notte così lontana dell’affondamento della Valiant (dovuto all’equipaggio di Durand de La Penne e lo stesso Bianchi) e dalla Queen Elizabeth nella scura notte di Alessandria d’Egitto.

Il capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio (a 4 stelle) Giuseppe De Giorgi ha detto sì: «Chi porta oggi quel feretro sono gli eredi di Bianchi e di chi compì le imprese di Alessandria e di Gibilterra».

La chiesa era gremita della divise bianche della Marina a rendere omaggio al loro ultimo eroe. La Marina Militare, lo sanno i tanti che ne hanno fatto parte anche in Versilia, non è mai stata vicina a Mussolini e al fascismo, fedele come era al Re. Poi certo, dopo la guerra, finito il fascismo, ci fu chi cerco strade revansciste. Come Junio Valerio Borghese che porto i maiali fino sotto Alessandria, guidando il sommergibile Scirè. Simpatie largamente a destra vennero nutrite anche dall’ammiraglio Gino Birindelli, altra medaglia d’oro al valore militare.

Bianchi fu defilato. Dopo la prigionia e la fine della guerra continuò a vivere e a lavorare per la Marina, allevando i suoi allievi.

Durand de La Penne, il suo eroico comandante, marinaio e nobile, scelse anche lui la vita politica, diventando deputato del partito liberale.

Ieri di politici ce n’era pochi in chiesa. Il sindaco Giorgio Del Ghingaro, la senatrice Manuela Granaiola, il senatore Massimo Baldini, torrelaghese doc.

Tanti, tantissimi i militari e gli ex militari. Tutte le associazioni combattentiste e non erano presenti con i loro labari.

La salma di Bianchi – guardata a vista dalla figlia – era avvolta nel tricolore della Marina, con lo stemma della quattro repubbliche marinare. Un Comsubin aveva il compito di portare su un cuscino il capello, lo spadino e le decorazioni ricevute. La medaglia d’oro ottenuta nel 1954 oltre alla croce dell’ordine militare d’Italia.

L’impresa di Alessandria è datata 19 dicembre del 1941. Ebbe esiti esaltanti, ma poteva andare meglio. I due subacquei che riuscirono a fuggire in terra egiziana, furono presto bloccati, scoperti con monete del paese ormai fuori corso. Erano i soldi che avevano procurato loro gli uomini del Sim, il servizio segreto militare. Pasticcioni italici, ma onesti. Un libro – scritto da un americano – descrive le nostre spie come migliori di quelle tedesche. Anche perchè gli agenti segreti nazisti erano stato tutti corrotti dagli Alleati.

Ironia della storia, gli italiani integerrimi e i nazisti corrotti.

Solo gli italiani, come Bianchi come Martellotta, come Todaro, potevano pensare al siluri a lenta corsa, i mitici «maiali». Se mancavano i mezzi agli italiani non faceva mai meno l’ingegno. Anche se a dire il vero la Regia Marina era l’arma più ricca di mezzi e di finanziamenti.

Tante cose saranno passate in testa a chi ha seguito la cerimonia. Come l’avvocato Franco Pocci, studioso di storia locale e militare. Emilio Bianchi resta un esempio di cosa volesse dire l’amor di Patria.