Muore a cinque mesi dopo la febbre alta

Nella notte i genitori si accorgono che il piccolo sta peggiorando e chiamano il 118. Inutili i tentativi di rianimarlo

STIAVA. Tragedia all’alba in un’abitazione di Stiava. Un neonato di cinque mesi è morto per cause ancora da accertare: negli ultimi giorni aveva accusato un raffreddore, poi trasformatosi in febbre. Che nella notte tra mercoledì e giovedì è peggiorata rapidamente, tanto da far salire la temperatura corporea fino a 39 gradi. I genitori, intorno alle 7 di ieri mattina, hanno chiamato il 118: ma i tentativi di rianimarlo sono stati inutili. Il piccolo è deceduto prima di arrivare al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dov’era stato inviato subito in codice rosso (massima gravità).

La famiglia. Il dramma colpisce una famiglia romena, gli Arseni, che da dieci anni vive a Stiava. Il padre si chiama Costantin, la madre Dorina. Sono persone integrate, parlano un italiano impeccabile e sono benvoluti in paese. Il piccolo Valentin nasce poco prima di Natale: è il secondo figlio arrivato ad allietare la giovane coppia, che ha già una bambina. Cresce in fretta, arriva a pesare ben otto chili: «Un bimbo bellissimo», dicono tutti. Martedì, però, Valentin viene portato dai genitori per una visita dal loro pediatra di famiglia, il dottor Stefano Castelli. Il piccolo, infatti, ha il raffreddore. Il padre racconta che nei giorni precedenti il bambino era stato sottoposto al vaccino del quinto mese, che serve a combattere varie malattie (come ad esempio epatite e polio). Il responso è che non sembra nulla di grave. Il pediatra fa anche il cosiddetto bilancio del bambino: peso, altezza e così via.

Il peggioramento. Tra mercoledì e giovedì, però, Valentin peggiora. La febbre si alza, nella notte il piccolo si lamenta e sembra respirare a fatica. Gli Arseni chiedono anche un consulto al medico proprietario dell’abitazione dove vivono. La madre gli cambia il pannolino e gli misura nuovamente la febbre: la temperatura tocca i 39 gradi, per quanto il bimbo sia ancora pienamente cosciente. A quel punto - sono le 6,45 - scatta la chiamata al 118. Ma purtroppo la situazione è compromessa. I sanitari intervenuti sul posto cercano di rianimare il bimbo, avvertono il pronto soccorso che stanno arrivando con un codice rosso. Ma quando l’ambulanza arriva al Versilia il cuoricino del bimbo ha già smesso di battere.

I dubbi. In un primo momento si teme che il piccolo possa essere stato vittima di un virus fulminante, come la meningite. Vengono, perciò, svolte le analisi del sangue, i cui campioni vengono subito inviati all’ospedale Meyer di Firenze. Gli esiti di queste analisi smentiscono un’ipotesi del genere. Esclusa anche la cosiddetta “morte in culla”: i genitori, infatti, non lo hanno trovato privo di vita dopo averlo messo a letto, che sarebbe la spia decisiva. Oggi l’autopsia dovrà chiarire tutti i dubbi, e soprattutto dire perché il piccolo Valentin - in apparenza così resistente - non è riuscito a superare la febbre.

Il cordoglio del Comune. «Siamo vicini al dolore di questa famiglia - afferma l’assessore alle politiche sociali del Comune di Massarosa Simona Barsotti - parliamo di persone perbene, semplici, ma di grande dignità. Come amministrazione comunale siamo stati loro vicini con il Centro ascolto, ma le uniche difficoltà che hanno conosciuto sono quelle che stanno attraversando tante famiglie colpite dalla crisi economica. Sono sempre stati rispettosi, e la comunità di Stiava vuole loro bene. Adesso vedremo cosa dirà l’autopsia. Da persona nata e cresciuta a Stiava, posso garantire che non verranno lasciati soli».

@matteotuccini