Lei, lui, le castagne e il mulino nel cuore del bosco sopra Pruno

La scelta di Silvia, guida ambientale, e del suo compagno, Alessandro: hanno rinunciato alla città per vivere senza televisione e internet. E addormentarsi cullati dal rumore dell’acqua del ruscello

STAZZEMA. Prendere e lasciare tutto. Lasciare la costa e scegliere di vivere in un mulino con l'acqua del ruscello a cullarti la notte e le frasche che si muovono a farti compagnia. Una vita che è una scelta, la scelta della natura e di vivere con il ritmo delle stagioni, con i mesi scanditi dalla semina, dalla raccolta dei frutti del bosco, dalla potatura delle piante e dal taglio della legna in vista dell'inverno.

È la scelta che hanno compiuto cinque anni fa Silvia Malquori, guida ambientale del Parco delle Alpi Apuane ed il suo compagno Alessandro Galeffi, che hanno deciso di vivere al Mulino del Frate a quindici minuti a piedi da Pruno, uno dei paesi più belli del Comune di Stazzema, recuperato alcuni anni fa con un progetto dell'Unione dei Comuni della Versilia per farne un laboratorio didattico per conoscere la filiera legata al prodotto della castagna che per secoli ha costituito il fulcro dell'economia in Alta Versilia, una economia povera che rischiava di andare perduta con la modernizzazione e che conosce invece, in questi anni un ritorno anche tra i giovani.

Il mulino di proprietà dell'Unione dei Comuni è stato affidato con una convenzione in gestione alla associazione I Raggi di Belen, che anima da molti anni il percorso culturale dell'Alta Versilia con manifestazioni importanti come il Solstizio d'estate ed il percorso didattico per le scuole con il progetto L'Albero del pane che ha nel Mulino del Frate il suo luogo principale per la didattica. Cinque anni fa l'associazione propose a Silvia ed Alessandro di gestire le attività didattiche del mulino e per loro fu il coronarsi di un sogno. Alessandro è una delle anime delle attività escursionistiche del Paese di Pruno, ed è uno dei promotori della creazione di un percorso dedicato ai disabili grazie ad un particolare mezzo, la joliette, che consente il trasporto dei diversamente abili. Silvia fa la guida e si ritrovano a sera nel mulino.

Come si arriva a questa scelta?

«Io sono nata cittadina - commenta Silvia - ma a Capezzano Pianore non mi trovavo, sentivo mancare l'aria e allora maturai una scelta ancora più radicale di quella attuale, andando a vivere in una abitazione a Terrinca senza acqua calda e riscaldamento. Erano gli anni in cui io ed io mio compagno gestivamo il rifugio di Mosceta, facendo i pendolari con Terrinca. Il mio sogno era ancora più estremo, per così dire, e già prima di conoscere Alessandro avevo acquistato un metato a Puntato (un alpeggio ormai disabitato, ndr) in cui pensavo di trasferirmi. Era un ambiente minuscolo, che volevo recuperare per avere un contatto completo con la natura. Ripensandoci, questo mulino a confronto è una reggia. Poi a me ed Alessandro è arrivata questa proposta della associazione I Raggi di Belen, che è stato come il realizzarsi di un sogno e anche la conclusione dei miei studi: sono laureata in Scienze Forestali con un tesi sui castagneti in Alta Versilia. Da alcuni anni sono guida ambientale del Parco delle Alpi Apuane e svolgo attività didattica. Non avrei potuto chiedere di più».

Parlaci del tuo mulino.

«Il mulino è un vecchio mulino dell''800 che era alimentato ad acqua. Negli anni '50 fu realizzata una piccola centralina per la produzione di energia elettrica e da allora il mulino è alimentato dall'elettricità con un accordo per cui il mulino non utilizza più la caduta dell'acqua che serve alla centralina di Cardoso e questa alimenta le attività del mulino. Nel mulino abbiamo tutto, la luce, la corrente, una stufa per il riscaldamento e per cucinare. Ciò che non abbiamo è frutto di una nostra scelta come la televisione che non rientra nei nostri interessi. Preferiamo la radio che ci fa compagnia nelle attività quotidiane. Abbiamo un computer portatile dove guardiamo qualche film che ci interessa e che ci procuriamo, ma non Internet, che serve ad entrambi solo per lavoro per le visite dei gruppi. All'inizio avevamo l'idea di gestire solamente il metato, poi entrando in contatto con il bosco ci siamo dedicati a tutta una serie di attività che non avevamo pensato».

Com'è la vita di coppia lontano da tutti e da tutto?

«Tutti pensano che vivere nel bosco significhi avere ore ed ore di tempo da dedicare alla natura, alla lettura, invece, è una vita impegnativa che ci lascia poco tempo per il resto delle cose. Siamo due persone silenziose e spesso durante la giornata siamo impegnati in parti diverse del bosco e ci incontriamo a sera stanchissimi. Mangiamo qualcosa e poi di corsa a letto. Il bosco comporta una cura particolare: c'è da pulire, da fare e spaccare la legna, raccogliere le castagne e preparare la farina. La vita è scandita dal stagioni. In estate abbiamo i soggiorni estivi con i ragazzi e dunque, di fatto non siamo mai a casa. Per il resto viviamo felicemente nel bosco. Abbiamo una macchina 4x4 con cui possiamo arrivare in paese da una via di cava che arriva a poche centinaia di metri dal mulino. Ma preferiamo andare a Pruno a piedi anche se c'è necessità di andare più volte in un giorno, magari per controllare la posta o per qualche riunione. Entrambi vogliamo partecipare alla vita del paese di Pruno. Prendiamo la macchina solo per prendere le cose più pesanti. Speriamo presto di potercene disfare, perché per noi è un peso. Fino a poco tempo fa avevamo un'asina, ma era diventata un impegno troppo grosso e l'abbiamo venduta».

Non vi fa paura la solitudine?

«Al mulino ho trovato la mia dimensione. Teniamo un cellulare in casa per le emergenze e per tenere i contatti con i nostri familiari. Quando piove il rumore dell'acqua è forte perché il torrente che passa sotto il mulino si ingrossa. Ma nei giorni normali è un rumore che ci fa compagnia. I primi giorni ci sembrava insopportabile e non abbiamo dormito, oggi è una colonna sonora che fa parte della nostra vita che è scandita dal ciclo della natura. Non più di qualche mese fa il torrente si era riempito e abbiamo pensato di scappare in piena notte: abbiamo aspettato e al mattino il torrente scorreva placido sotto il mulino. Da due anni sono tornate le castagne: per qualche anno il cinipide, un parassita, ha distrutto la produzione dei nostri boschi. L'Unione dei Comuni della Versilia ha fatto dei lanci di altri parassiti che hanno distrutto il cinipide e le castagne sono finalmente tornate. Quando cadono, le raccogliamo, poi accendiamo il metato e le teniamo a scaldare per 40 giorni durante i quali dobbiamo sorvegliare il fuoco e stare attenti che non si spenga. Poi sbucciamo le castagne, si scelgono le più belle e si fa la macinatura che ci dà la farina. Poi c'è da fare la legna con cui alimentare la stufa per l'acqua calda e il riscaldamento. Diciamo che abbiamo fatto un piccolo impianto di teleriscaldamento. Abbiamo anche cercato di fare un po' di coltivazioni, ma durante l'estate non ci siamo quasi mai e non ci possiamo permettere di tralasciare la coltura. Produciamo poche cose: la terra ci dà grande soddisfazione.

Avete mai pensato di aver fatto una scelta sbagliata?

«Mai. Pensare di vivere qui per me è un sogno. Penso che ci sarebbe da fare ancora di più, ma manca il tempo. Troviamo gratificazione nel sentirci parte dell'ambiente che ci ospita. Aver visto i progressi che abbiamo fatto in questi anni sono per noi soddisfazioni vitali. Stiamo bene, ci piacciono i paesi ed i boschi e vivere in città ci sembra un incubo. È stata una scelta maturata negli anni, lenta ed adesso ci sentiamo dei privilegiati. I nostri amici e parenti? Sanno che è stata una scelta libera e sanno che è ciò che ci rende felici e ci hanno sostenuti. Nella natura abbiamo trovato la nostra sintonia».