A rischio chiusura 48 cave L’appello a Napolitano

Gli imprenditori del lapideo si rivolgono al Presidente della Repubblica «Con il piano della Regione 5.000 persone perderanno il posto di lavoro»

PIETRASANTA. Sono 48 le cave a rischio chiusura tra la Versilia, la Garfagnana e Massa. Tre delle quali, sul versante massesse, potrebbero terminare la propria attività praticamente già entro la fine dell’anno. All’incirca si tratta di 5000 posti di lavoro, tra diretti e indiretti, che verrebbero cancellati con un colpo di spugna insieme ai 300 milioni di euro di indotto produttivo.

Questi i numeri, forniti dalle imprese del lapideo apuo versiliesi, in gioco nella partita aperta a sorpresa dalla Regione con la bozza del nuovo piano paesaggistico che prevede la progressiva chiusura delle attività estrattive comprese all’interno del Parco delle Alpi Apuane. Come detto 48 imprese che incidono sul 3,72% del territorio del Parco e “producono” il 5% circa del marmo dell’intero distretto che comprende anche le cave di Carrara (escluse dai provvedimenti della Regione poiché fuori dal Parco).

Il piano regionale per molti aspetti è ancora da chiarire ma ha suscitato perplessità allo stesso presidente del Parco, Putamorsi. E non poteva non scatenare le allarmate reazioni degli imprenditori del versante massese e versiliese delle Apuane, da pochi giorni uniti nel “Coordinamento imprese lapidee del Parco Apuane”.

Quello dei consorzi Cav per Massa e Cosmave per la Versilia è un no deciso al piano paesaggistico che andrebbe a sconvolgere «una delle realtà produttive e storiche di maggiore solidità e tradizione dell’intero territorio nazionale» con effetti «nefasti su’un intera comunità». «Non si consentirà - tuona il presidente di Cosmave, Fabrizio Rovai - di cancellare una memoria storica fatta da secoli di tradizione, di lavoro, di eccellenze. Non si consentirà di cancellare lo spirito e l’identità di una intera comunità unica al mondo. Non vi sono ragioni nè vere nè profonde affinchè sopra un’eccellenza affermata e riconosciuta quale modello imprenditoriale e lavorativo debba calare il velo e il veto della Regione». Le cave che chiuderanno sono anche quelle «da cui si estrae il marmo per gli artisti dei laboratori della versilia - afferma Rovai - se chiudono addio Piccola Atene». E sono quelle dove hanno lavorato e lavorano «i 12 uomini della Cooperativa Condomini di Levigliani onorati dal Presidente della Repubblica con la Croce di Cavalieri del Lavoro». E proprio all’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si appellano le imprese del Coordinamento. «Lo invitiamo - scrivono - a recarsi nell’immediato a verificare e conoscere le ragioni delle famiglie dei 5000 lavoratori, senza contare l’indotto, e delle imprese tutte affinché venga preservato il lavoro della comunità apuo versiliese».

Poi gli imprenditori si rivolgono alla Regione. «Non vogliamo lo scontro - spiega Umberto Ronchieri, presidente del Cam - ma il confronto. E se ci verrà chiesto di fare la nostra parte dal punto di vista ambientale continueremo, come sempre, a farla». Ma è altrettanto chiaro che «non rinunceremo alle nostre cave» afferma Daniele Poli, presidente della Cooperativa beni sociali di Levigliani, una comunità la cui sopravvivenza è interamente legata alle cave, la cui dimensione economica, sociale e culturale è indissolubilmente connessa al marmo delle Apuane. Del resto «quali alternative ci sarebbero per questi lavoratori? - si chiedono le imprese - la pastorizia? ». Imprese che invitano il Parco a continuare a svolgere la propria opera di conciliazione tra cave e ambiente e non fanno sconti a un sistema politico «che non è stato in grado di generale, in 30 anni, economie alternative in grado di sostenere l’eventuale dismissione delle cave».

Perciò «le imprese e i lavoratori apuani - dice Rovai - non rimarranno fermi ad aspettare di essere cancellati dal piano paesaggistico», che «nella sua assurdità suona come un vero e proprio insulto all’intera comunità».