Il segreto degli alberi Il film-allarme diretto da Tofanelli

L’opera è ambientata a Torre del Lago e nel Parco Verrà presentata in anteprima ad Europacinema

di ADOLFO LIPPI

In un film di Alessandro Tofanelli le storie magiche del Parco Migliarino San Rossore. Contro i disastri arrecati al verde pubblico e alla natura.
Gli alberi del Parco Migliarino San Rossore camminano. Lo mostra e lo dimostra il bel film “Il segreto degli alberi” di Alessandro Tofanelli, pittore e regista di Torre del Lago, che uscirà il prossimo inverno negli schermi italiani.

Gli alberi, pini, querce, lecci, eucalipti, sono quelli che circondano la casa di Tofanelli, immersa nel verde magico che sfiora la tenuta dei Salviati e quella della Presidenza della Repubblica.

E' un verde che ha storia: dai Savoia a Giovanni Leone. Ma è un verde che ha soprattutto “anima” e che fa da protagonista della storia che Tofanelli ci racconta facendola interpretare a bravi attori quali Stefano Dionisi (volto di tante fiction televisive), David Coco e la bella Raffaella Rea.
Al di là del racconto ciò che nel film si vede (ed incanta) è la stupefacente eternità di una natura che resiste incontaminata nonostante gli attacchi perversi e diabolici che gli uomini di tre Comuni, Viareggio, Vecchiano, Pisa, le portano cementificando, creando discariche, asfissiandola di fumi e miasmi.
Proprio in questi giorni nel supplemento de “La Repubblica”, “il Venerdì”, è stato pubblicato un articolo di Rossella Cerulli che dice: “Le dune (del Parco) assieme alle zone umide sono uno degli habitat naturali più devastati d'Europa”.
Eserciti di bagnanti assatanati assaltano le propaggini del Parco che lambiscono il mare. Parcheggiano dovunque.

S'infilano nell'ecosistema snaturandolo, un ecosistema che s'è formato nei secoli e protegge il fratino, l'occhione, la beccaccia di mare, uccelli rari, unici.

E dissabbiano le dune preziose ad evitare che l'acqua di mare penetri a salinizzare le falde. Un continuo disastro che le poche guardie forestali (come i combattenti di una Fort Alamo perduta) s'attivano a limitare.
Dice Alessandro Tofanelli: “Io sono nato tra questi luoghi, tra queste macchie secolari. Ho visto fin da bimbetto avvicinarsi a bere i cinghiali. Ma ciò che mi intriga sono, da sempre, i racconti che mi faceva mio padre, che mi facevano i cacciatori e gli strani abitatori del Parco, gente che diceva di aver visto coi propri occhi danzare sciami di lucciole, di aver ascoltato il canto d'amore dei corvi, e di essersi imbattuto in eventi magici, misteriosi, direi esoterici”. Appunto gli alberi che camminano.
Il film è la storia di Giovanni, un professionista di oggi, che eredita per la morte della madre una baracca nel Parco Migliarino San Rossore. In questa baracca suo padre, tanti anni prima, s'era sparato, uccidendosi.
Qual è il mistero di questo suicidio? Giovanni si fa catturare, come una ossessione, dalla memoria dei fatti e dei luoghi. Lascia lavoro, casa e moglie e si trasferisce nel bosco, lo vive, lo sogna, lo interpreta, lo penetra e si lascia penetrare dalle brine, dalle nebbie, dalle nevi, divenendo un medium tra soggetti che nessuno pensa esistere e non sono folletti o gnomi ma sono proprio le querce e i pini, gli uccelli e i pesci . degli stagni, realtà immobile, sempre pensata muta e scena e oggetto ma che per Giovanni (e suo padre, prima di lui) è e diviene invece coprotagonista della vita, gliela trasforma, gliela rivolta, sicché Giovanni non saprà più tornare quello che abitava gli uomini ma si trasmuta in uno strumento del Parco, uno strumento poetico, musicale, lirico, come un cinghiale, come un gufo, come un rospo, come un vegetale.
In questa avventurosa vicenda gli farà da compagna una esperta ornitologa dell'Università di Pisa, Elena, fresca, appassionata, coraggiosa nella battaglia naturalistica contro chi, coi fumi e i pesticidi, uccide frotte di animali innocenti. Lei, Elena, assieme ad altri colleghi studiosi è la faccia di una realtà che, nonostante creda poco alle novelle, crede semmai e tanto al riscatto della natura sacrificata. Ma nel Parco vi sono anche i Giovanni che sanno andare oltre: non rimangono nel loro stato ma, senza timore d'esser giudicati matti, abbracciano e soffrono la condizione degli arbusti, personalizzano un capitolo del famoso libro di Romano Battaglia che, anch'egli panteista, amoreggiava col tronco di un albero.
Tofanelli fa di più: mostra alberi che camminano, che si agitano, che si indignano. Mica fole da film stellari hollywoodiani. Alberi veri che fanno da attori in questo che è un vero e proprio manifesto contro lo snaturamento del nostro familiare paesaggio.
Il film è stato fatto con l'ausilio del progetto “Pisa Movie” dell'Assessorato alla Cultura di Pisa. Aiuto regista è Sandro Fogli, direttore della fotografia (godibilissima) è Duccio Brunetti.Per Tofanelli siamo già al secondo film ambientato nei luoghi. Chi conosce Tofanelli come pittore sa quanto sappia adoperare l'occhio nelle visioni più suggestive, negli incanti del Parco che lo stesso Puccini usò ampiamente per ispirarsi.
Così gli alberi camminano. Vedendo il film mi veniva fatto di pensare a dove andrebbero, potendo muoversi, le palme e i pini delle pinete, dei parchi e dei giardini di Viareggio e dintorni.
Il verde pubblico che Viareggio ha abbandonato ad una lenta agonia per ustioni,di sicuro, prima di cadere nella morte tragica in aiuole che paiono l'Africa torrida, farebbe corteo rivoltoso, andrebbe a legnare coloro che, impassibili, sono i responsabili delle loro evidenti sofferenze. Perché si pensa che la natura non si debba ribellare? Perché la si ritiene “cosa morta” quando invece i magnifici oleandri che, nonostante tutto, dipingono e profumano tante strade cittadine stanno proprio a dire quanto Viareggio debba in fortuna alle pinete ed ai giardini? Dice Tofanelli: «La natura è sempre con noi. Siamo noi che, spesso, siamo contro la natura». E “Contronatura” s'intitolava il suo primo film che fu premiato ad Europa Cinema, al “Nice” di New York, San Francisco e Mosca. Ora con “Il segreto degli alberi” Tofanelli ha voluto andare più dentro la questione. E' andato dove vanno gli asceti e i viaggiatori dell'infinito e vi va spendendo del suo, che ogni film gli costa sacrifici personali non indifferenti.

Ma la ricerca vale la pena: salvando il Parco Migliarino San Rossore si salvano oltre alla nostra identità anche l'immaginazione e, soprattutto, la nostra salute fisica e morale.