Querceta, vaccinati tutti i 1.500 anziani: "Ora aiutiamo i fragili"

Una vaccinazione negli ambulatori di Querceta

Gli anziani hanno ricevuto tutti la prima dose, molti anche il richiamo

VIAREGGIO.Sono stati i primi a cominciare e, come logica vuole, sono i primi a finire. Tra ieri e oggi i medici di famiglia che hanno l’ambulatorio alla Croce bianca di Querceta portano a casa un primo traguardo importante: tutti e 1.500 i pazienti ultraottantenni da loro assistiti hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino anti-Covid.
Le prossime tre settimane saranno dedicate esclusivamente alla conclusione dei richiami che restano da fare. Molti ne sono già stati fatti: a Querceta, infatti, si è cominciato a vaccinare gli anziani il 18 febbraio. Questo fa sì che tutti i pazienti che hanno ricevuto la dose nel primo mese di lavoro sono stati già immunizzati con il richiamo. Che deve essere dato, visto che si parla del vaccino Pfizer, a distanza di tre settimane.

Il programma non può dirsi ancora concluso pienamente. «Ai pazienti che riceveranno la seconda dose nelle prossime tre settimane – dice il dottor Giuseppe Cavirani, coordinatore dei sette medici di base della Croce bianca – vanno aggiunti alcuni anziani che non possono spostarsi da casa e devono essere vaccinati a domicilio. Ma non sono più di tre o quattro per ogni collega». Si stima che i domiciliari siano una ventina. Di sicuro con la fine di aprile tutti i 1.500 ultraottantenni in questione avranno chiuso il loro iter e potranno considerarsi immunizzati dal virus. La Regione e l’Asl si sono impegnate a proteggere almeno con la prima dose Pfizer tutti gli ultraottantenni entro il 25 aprile, giorno significativo: a Querceta lo sarà ancora di più, perché questa fase della campagna potrà dirsi conclusa in anticipo. Ribadiamo che essere stati immunizzati non significa non rischiare più di essere contagiati dal Covid, perché persino il vaccino Pfizer – il più potente in circolazione – non garantisce una copertura del 100 per cento. Però gli anziani si ritrovano con uno scudo di fronte a una malattia che, nella loro fascia di età, ha una letalità molto alta. Il vaccino depotenzia il virus e questo ha ancora più valore per loro, perché sono la categoria di persone più esposta ai rischi della malattia.

«Poter considerare immuni a fine aprile tutti i nostri pazienti ultraottantenni – prosegue il dottor Cavirani – è un bel segnale. È la prova che non è vero che i medici di famiglia, come qualcuno vorrebbe sostenere, sono pigri e hanno poca voglia di lavorare. Noi abbiamo dato dimostrazione di spirito di squadra e di senso della comunità: abbiamo fatto discreti numeri perché volevamo fare il più presto possibile».

Cavirani, per questo motivo, assicura che «io e i miei colleghi non ci riteniamo certo esentati da qualsiasi altro impegno dopo aver concluso le vaccinazioni agli anziani. Sappiamo che bisogna correre anche per i pazienti fragili e fragilissimi, in modo da proteggerli quanto prima così come si è stabilito di fare per gli ultraottantenni. Siamo a disposizione. Ritengo che la conoscenza del paziente che ha il medico di base, in particolare nel caso del fragile, può essere fondamentale per individuare tutte le persone da vaccinare con priorità. E metterle presto al sicuro».