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Addio a Vittoriano della Dogana, il ristoratore dei presidenti

Vittoriano Pierucci (il primo a sinistra) con Giorgio Napolitano durante il pranzo del presidente della Repubblica alla Dogana

È morto a causa del Covid dopo una lunga degenza a Cisanello. Aveva 67 anni. Quando partì, ben 45 anni fa, il suo locale era ancora tabaccheria e bar

CAPEZZANO PIANORE. Ti accoglieva con il sorriso, una battuta delle sue e con un buon piatto della tradizione passato attraverso la sua fantasia e le sue mani. Vittoriano Pierucci era così: non importava molto se tu fossi un capo di Stato oppure un semplice turista arrivato a Camaiore per caso, quello che davvero contava era stare bene. La sua grinta, la sua capacità di gestire il ristorante, i suoi modi e soprattutto il suo desco erano il marchio di fabbrica della Dogana, uno dei più conosciuti locali di Capezzano Pianore. Il mondo della ristorazione versiliese è il lutto perché Vittoriano, dopo oltre un mese di lotta nel suo letto di ospedale a Cisanello, è scomparso a causa del maledetto Covid che non accenna ad allentare la sua morsa sulla Versilia.

La sua degenza è stata molto travagliata: sembrava infatti che avesse superato la fase più critica del contagio ma poi ha avuto una brutta ricaduta ed è scomparso nella giornata di ieri.

Sessantasette anni, Vittoriano viveva a Pietrasanta ma ha fatto la storia della ristorazione camaiorese. Lascia due figli Barbara, e Daniele che lo affiancava nella gestione del locale. Aveva una moglie Lida, e due nipotini. Il suo locale era nato lungo la strada principale del paese e si era poi spostato in alto, sulle colline del Cavanis. E da lì, da un tavolo in particolare sulla veranda fiorita, si poteva ammirare tutta la piana che porta fino al mare. Tra i suoi più illustri ospiti ha avuto anche un ex presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, quando nel 2013 venne a rendere omaggio, insieme all’ex presidente della Repubblica federale tedesca Joachim Gauck, ai martiri di Sant’Anna.

Pierucci non era solamente il patron del Dogana ma anche il suo fondatore. Quando partì, ben 45 anni fa, la Dogana era ancora tabaccheria e bar. Il locale prende il nome della località e la località dal fatto che qui si trovava la Dogana fra il Granducato di Toscana e la Repubblica aristocratica di Lucca, che aveva sotto il suo dominio sia Camaiore che Viareggio.

La sua prima Dogana sulla Via Sarzanese era il punto di riferimento dove i ragazzi andavano al sabato sera per ordinare un “primino”. Gli anni Settanta dovevano ancora svoltare. Vittoriano presidiava il forno a legna, aveva un sorriso accattivante e beffardo, emanava simpatia a pelle, la battuta era nel suo dna.

Alla Dogana si è sempre fatta cucina di qualità, proprio per la passione di Vittoriano per le cose buone, del bel vivere. La storia della Dogana è legata in maniera indissolubile al nome della famiglia Pierucci che aveva gestito in passato anche la Martinatica, suggestivo locale attraversato un canale e con il mulino.

Dai fornelli della sua locanda ha sfornato ogni genere di piatti, soprattutto quelli della tradizione ma anche creativi, come era nella sua indole. Tutti lo ricordano come “quello dell’Erbi”, ovvero della tradizione delle verdure alla camaiorese. Sua l’invenzione del fritto mistico e del tordello vittoriano, fatto e chiuso a mano, uno per uno. Sua era la cura della scelta dei prodotti e amava particolarmente le materie prime della Versilia con le quali confezionava manicaretti di terra e di mare.

Gli amici lo definiscono «un uomo che non solo amava la vita, ma che la portava lui stesso in ogni cosa che faceva». La sua festosità non era solo un modo di essere ma un atteggiamento che pervadeva tutto quello che faceva: «I clienti - lo ricorda un caro amico, Luca Rocchi - non erano semplicemente persone da servire ma erano “amici”. Lui si sedeva con loro a parlare, a discorrere, a condividere un bicchiere di vino. Perché il suo entusiasmo andava al di là del semplice rapporto tra ristoratore e commensale. Lui concepiva la sua vita come un’esperienza: era un vulcano. Con lui abbiamo veramente perso una luce, non solo come imprenditore ma anche come uomo. Per me era un fratello maggiore e mi mancherà enormemente». Tanto era appassionato della sua terra che andava per le classi dell’asilo e delle elementari di tutta Camaiore a fare lezioni sull’agricoltura del territorio

Vittoriano non aveva mai smesso di stare ai fornelli. Nella nuova location, aveva un giardino meraviglioso e una veranda dove dalla quale, durante le sere d’estate, si poteva respirare il profumo dei vini della cantina e delle fioriture sparse lungo i poggi. Centinaia di messaggi sono arrivati alla famiglia per le condoglianze e tutta la redazione del Tirreno si unisce al loro dolore. 

(ha collaborato Donatella Francesconi)