Ghizzano, il borgo patria dei colori del futuro firmati da Kwade, Tuttofuoco e Tremlett

Un suggestivo scorcio delle viuzze del paese di Ghizzano, in Alta Valdera

I suoi piccoli angoli, inoltre, le raccolte piazzette hanno lasciato spazio a diverse costruzioni d’autore, a monumenti post moderni, a piccole ragnatele lucenti, che appaiono d’improvviso

A osservarlo bene, il curioso e strano borgo di Ghizzano, increspato tra i lievi colli della Valdera, indica al viaggiatore non solo il suo profondo passato, ma anche il futuro. Il futuro per i tanti borghi come questo, che punteggiano l’intera Toscana. Perché il futuro? Perché per contrastare lo spopolamento e il progressivo abbandono dell’abitato, che minacciava infatti di svuotare del tutto il paese, negli anni passati si è deciso di coinvolgere noti artisti internazionali come Alicia Kwade, Patrick Tuttofuoco e, soprattutto, David Tremlett, nel compito di inventare nuovi progetti aperti per dare un nuovo volto e una nuova vita all’antico borgo. E i tre artisti interpellati ci sono riusciti. Ci sono riusciti innanzitutto trasformando il paese in una specie di grande volume fiabesco da sfogliare semplicemente attraversandolo, passeggiando lungo le sue vie. Non solo ispirandosi ai medievali libri d’ore, che illuminavano i giorni degli antichi signori con le luci potenti, inattese delle loro miniature. Ma anche alla tradizione di fiabe e leggende che gettano scintille e colori sulle varie terre di Toscana.

Ghizzano, a tal modo, si è di nuovo riempito di colori pastello, del blu che rispecchia il cielo, di gialli squillanti, di verdi profondi e meditativi. E di tanti altri colori ancora, che si spandono dalla via di Mezzo su tutto il borgo. I suoi piccoli angoli, inoltre, le raccolte piazzette hanno lasciato spazio a diverse costruzioni d’autore, a monumenti post moderni, a piccole ragnatele lucenti, che appaiono d’improvviso. E che, strano a vedersi, si sposano perfettamente con le mura e le facciate vecchie di secoli. Ma le invenzioni fantastiche e fiabesche che rendono unico questo antico borgo, non si fermano certo entro il perimetro dell’abitato. Sparsi nella campagna intorno al borgo, infatti, si possono incontrare i famosi, grandi giganti di Ghizzano. Sono giganti bianchi che a volte spuntano da costruzioni e tetti, a volte emergono non del tutto interi dalla terra stessa. Come creature dantesche. È difficile, forse impossibile descrivere con precisione questi grandi giganti candidi. Difficile farli vedere con le parole. Come riuscirci? Dovreste vederli.


L’esperienza di incontrarli in mezzo al verde dell’erba, infatti, è tutto. E vedere come i giganti più belli e affascinanti siano quelli che conducono a una sorta di anfiteatro di terra, forse naturale. È come se quei giganti incarnassero lo spirito del luogo. O le divinità che vivono sotto la pelle di questa terra. Che cosa pensano, i giganti, cosa fissano, dinanzi a loro? Insomma, quelle facciate colorate, e le grandi mani dei giganti, che stringono le radici, hanno raccolto l’eredità della storia antica di Ghizzano, gettandola lontano, oltre il limite del futuro. Eredità che trova un’indicazione già nel X secolo, quando il borgo di Ghizzano viene citato come proprietà della diocesi di Volterra. In quegli anni era già stata completata l’antica Rocca del borgo. Rocca che poi, nei secoli successivi, è stata ricostruita come edificio civile nobiliare, il Palazzo Pesciolini, che cela, al suo interno, un affascinante giardino all’italiana. In quei primi secoli del medioevo furono anche costruiti gli edifici religiosi più importanti del borgo. Come la chiesa dei Santi Germano e Prospero. E soprattutto l’importante oratorio della Santissima Annunziata, un bell’edificio gotico che conserva al suo interno una magnetica Annunciazione, che gli storici dell’arte attribuiscono a Tommaso Pisano. Guardandola bene, osservandola come per entrare all’interno del suo complesso tessuto pittorico, si capisce chiaramente come le invenzioni artistiche della Ghizzano di oggi altro non siano che un modo necessario di continuarne il suo passato. Un modo che lega come un destino preciso quelle prime invenzioni artistiche, pittoriche e di spazi, e i luminosi colori e forme odierni.

Continuando a passeggiare, troviamo poi il notevole Molino a cilindri del Carfalo. È un grande molino che si trova al limitare del borgo, e che ci parla della sua originaria vocazione agricola. Purtroppo, ad oggi il molino si trova in stato di incuria. Sicuramente il viaggiatore che lo osserva si chiede come mai questo imponente edificio non sia stato coinvolto nei progetti artistici dei tre creatori che hanno dato nuova vita al borgo. Si tratta, di fatto, del primo vero gigante di Ghizzano, che governava l’originale progetto di trasformazione dei prodotti della terra. Il gigante che quindi operava già una sorta di misterica trasmutazione alchemica. E che proprio per questo meritava anch’esso, forse, di ricevere un’altra vita. A questo punto, dunque, lasciando scorrere il proprio sguardo fra il territorio che fa da cornice al paese, e le sue diverse facciate e piazze, il viaggiatore può valutare che cosa Ghizzano voglia dire a chi l’attraversa. Il fatto, cioè, che le antiche storie del borgo e i molti destini che lo hanno costruito e abitato, sono sempre lì, pronte a seminare nuove piante, nuovi destini e nuove storie e invenzioni.© RIPRODUZIONE RISERVATA