A Firenze la mostra che racconta la storia del lavoro in Toscana: viaggio nelle immagini dei fratelli Alinari

Lavoratori al mercato centrale di San Lorenzo a Firenze in uno scatto del 1924 (Archivi Alinari)

«Nell’occasione – sottolinea di presidente della Fondazione,Giorgio van Straten – le foto Alinari sono state messe in relazione con le immagini provenienti da altri importanti archivi che nel corso del Novecento ne hanno arricchito il patrimonio»

FIRENZE. La Fondazione Alinari celebra il lavoro. Lo fa con la mostra allestita nella sala delle esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Regione Toscana a Firenze. Il percorso iconografico incornicia 22 grandi scatti che testimoniano l’interesse e l’attenzione, non solo cronachistica, che gli Alinari nutrivano per il mondo dei lavoratori, le loro storie, i loro progressi sociali, le loro lotte. Un percorso lungo oltre 100 anni che si intreccia e si salda in questa sintetica quanto esemplare carrellata che dalla fine dell’Ottocento arriva agli anni Cinquanta del Novecento.

Era il 1854 quando Leopoldo, Giuseppe e Romualdo, fondarono la Fratelli Alinari, la società destinata a raccogliere sotto al proprio nome la memoria fotografica dell’Italia. La selezione inizia da qui, con gli operatori Alinari al lavoro nella grande sala di posa della sede di via Nazionale, in cui si erano trasferiti dal 1863, ed esplora quella parte dell’archivio denominata “patronato”: fotografie realizzate su committenza che comprendono ritratti e ambienti di lavoro come studi di artisti, opifici, negozi, industrie, cantieri, attività agricole. Dagli operai al lavoro a Villa Il Salviatino, agli inservienti all’interno della vecchia stazione ferroviaria e del mercato di San Lorenzo a Firenze, fino ai cavatori di marmo sulle Apuane e agli artigiani di alabastro di Volterra. E ancora, le donne che impagliano i fiaschi e le damigiane, quelle ai lavatoi, le grandi realtà della fonderia del Pignone e dei Cantieri Luigi Orlando, e poi orologiai, tipografi, contadini e gli allievi della regia scuola navale di Livorno in bilico sui pennoni e le vele spiegate dell’Amerigo Vespucci. Una carrellata affettuosa, segno di un lavoro nobile, maestro di via, rarefatta nel tempo e nello spazio, di cui si fanno portavoce due scatti in particolare: l’aratura di un campo nel Mugello nel 1920 e la suggestiva immagine del barcone carico di falasco, immersa in una nebbiosa trasparenza sul lago di Massaciuccoli, datata 1932. «Nell’occasione – sottolinea di presidente della Fondazione, Giorgio van Straten – le foto Alinari sono state messe in relazione con le immagini provenienti da altri importanti archivi che nel corso del Novecento ne hanno arricchito il patrimonio». Ingresso libero.


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