Un ragazzo livornese e il suo sogno americano

Alessandro Cirinei con uno dei “suoi” lettori durante la presentazione del libro

Alessandro Cirinei torna in libreria: «La città è il punto di partenza e di arrivo»

Alessandro Cirinei colpisce ancora. Dopo il recente successo del libro “Che fine ha fatto Candy Candy?”, torna in libreria (e sulle piattaforme on line) con un volume nuovo di zecca dal titolo “Un uomo di numeri”, edito da Zona Contemporanea.

“Il “sogno americano” di un ragazzo italiano, dotato di una mente matematica fuori dal comune. Timido ed introverso, il protagonista, scopre il suo talento, e, in mezzo a mille difficoltà, riesce a trovare la strada per farsi apprezzare dai colossi informatici.


«Un romanzo - dice l’autore 51enne - che nasce quasi per caso. Sicuramente c’è un influenza del lavoro che faccio, in una multinazionale dove ci sono molti matematici, dove ci occupiamo di intelligenza artificiale, di dati, in diversi ambiti. I matematici dell’ultima generazione sono particolari; ho notato la grande passione per la loro materia che va oltre il calcolo. È il linguaggio più antico del mondo, che consente di suonare uno strumento, di elaborare una strategia in qualunque tipo di gioco, permette di interpretare gli scenari, di fare previsioni. Volevo da una parte esaltarla come purezza, ricerca dell’equilibrio».

Attraverso magiche influenze. «Ho tratto ispirazione dai film di di Robert Zemekis: mi piaceva la scalata verso un sogno di un ragazzino livornese. Una parabola dove da una parte c’è il genio, dall’altra un po’ di difficoltà nello stare al mondo. Una persona che viene guidata da gente che a volte l'aiuta, altre la sfrutta, essendo molto introversa. Alla fine vive una grande gloria ma anche forti drammi e una voglia di evadere».

Un romanzo fantastico che va bene per tutti. «Il linguaggio è semplice e accessibile. Parlo di programmazione, tecniche, algoritmi, certo, ma in modo assolutamente comprensibile».

Livorno è il punto di partenza e quello di arrivo. «Un rapporto di amore e odio con la città, il rapporto strano con la famiglia che gli vuole bene ma lo lascia libero, e c’è anche un finale a sorpresa».

E prosegue. «Dopo varie revisioni, mi sono reso conto che il lieto fine doveva passare attraverso un dramma, la redenzione. Più che scrittore mi sento sceneggiatore. Mi sto evolvendo. Il libro si basa sull’io narrante, come nel mio stile». Un uomo di numeri ha uno sponsor eccellente. L’azienda per la quale Cirinei lavora. «La mia azienda, che dimostra attenzione ai dipendenti e alla cultura».

E va nei dettagli, felice di essere parte di una realtà che fa attenzione alla cultura e la promuove.

«L’azienda ha fatto promozione interna sui propri canali social, e ha donato il volume ai dipendenti per le feste natalizie. Il ricavato va al 100% in beneficenza».

Cirinei, nonostante il periodo non certo favorevole, ha cominciato a fare alcune presentazioni (tra cui Feltrinelli a Livorno, Roma, Milano).

Non quante avrebbe voluto. Purtroppo l’emergenza sanitaria penalizza. Comunque una presentazione in particolare ha avuto un grande successo.

«L’ho fatta con l’amico artista Gabriele Rofi. Lui ha presentato due opere io due libri. La cosa interessante è stata effettuare un discorso parallelo, far capire ai numerosi presenti quello che un pittore e uno scrittore affrontano nel processo creativo, facendo riferimento ciascuno al proprio lavoro, parlando delle differenze tra i due modi di operare. Un esperimento vincente».

“Un uomo di numeri” ha già cominciato a ricevere i primi feedback da parte dei lettori, e sono tutti molto positivi.

«Ovviamente - conclude il livornese Alessandro Cirinei - è un a bellissima cosa».

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