Luca Gardini, star del vino: l’Italia è al top ma comunica male le proprie eccellenze

Luca Gardini

I segreti del mondo enologico svelati dal critico più famoso e super sommelier, conosciuto come “wine killer”

ll vino? È allegria e condivisione. Si comincia a guardare nel bicchiere, leggermente piegato accostandoci il naso per vederne il colore da vicino. Si aspira il profumo e si beve fino in fondo per capirne e goderne l’anima, si ama. E si comunica con il territorio che lo esprime. Parola di Luca Gardini, miglior sommelier del mondo, il Maradona, il genio del vino. E molto altro.

Cosa vorreste chiedere al più grande conoscitore enoico? Come si riconosce la qualità di un vino, quali sono i vini più buoni, qual è l’abbinamento giusto tra vino e cibo? Come si diventa sommelier? Fatevi sotto allora, perché Luca Gardini, star enologica, cavaliere del lavoro, wine killer, campione nell’indovinare i vini alla cieca, il più famoso critico enoico italiano, non si tira indietro.

41 anni appena, tre figli, un curriculum lungo un chilometro, Luca Gardini per gli esperti del settore è una bibbia. Per chi al vino si avvicina come appassionato un porto sicuro. Ma senza spocchia. Lo stile, che porta in giro per il mondo, e sul suo sito e blog tradotto anche in cinese, sui giornali a cui collabora... non ha perso la freschezza delle sue origini: romagnolo, vive tra Cervia e le capitali internazionali. Accento marcato, in continuo movimento, parlantina veloce. Lo incontriamo a Bolgheri, PodereSette. Degustazione vulcanica, senza mai sputare.

Luca Gardini, quali sono i vini migliori?

«L’Italia ha una grandissima qualità produttiva: Toscana, Piemonte, Alto Adige, ma non solo. Posso dire quali sono le mie 5 aree del cuore: Langa, con Barolo e Barbaresco, Montalcino e Chianti, Bolgheri ed Etna, le bollicine.. L’Italia ha territori unici, ha stile, ma comunica male il vino».

Come si comunica il vino?

«Senza fare paragoni con gli altri. Perché paragonare un vino italiano a uno francese? Il vino ha riconoscibilità, ha impronta stilistica, rappresenta un territorio. E questo va raccontato. Purtroppo ci sono tanti professori in questo settore e pochi insegnanti, quelli che stimolano, tirano fuori il meglio».

Ci sono new entry?

«Marche, Puglia e Abruzzo sono i nuovi territori vocati, ma il futuro è la Basilicata, di cui sono ambasciatore, con il suo Aglianico del Vulture».

Come si fa a diventare conoscitore di vini? Lei ha un talento particolare, un palato da predestinato.

«Sì è un talento. Ma non basta il talento, io ho cominciato quando avevo 16 anni e mezzo: ci vogliono studio, sacrificio, impegno, perseveranza. E rispetto: per il vino e per chi lo produce».

Lei ha uno stile tutt’altro che paludato.

«Il mio stile è quello che mi fa riconoscere. Ho cominciato lavorando da Pinchiorri a Firenze, Giorgio Pinchiorri è il mio padre putativo a livello enologico, ho avuto la fortuna di imparare dal grande Veronelli, ho lavorato da Cracco a Milano, in grandi ristoranti a Londra, in Messico, ho una collaborazione con Zachy’s (la più importante casa d’aste enoiche degli Stati Uniti, ndr) parlo inglese e spagnolo, capisco il francese. Ma sono le origini che contano, che insieme a tante esperienze fantastiche mi fanno essere il critico italiano più conosciuto all’estero. Quando sono tornato a casa dopo una lunga tournée sono andato da mia nonna a mangiare i cappelletti in brodo».

Con il Covid è più difficile fare eventi. Ne risente anche il mercato del vino.

«Sì, ho dovuto rinviare un evento a New York con Zachy’s, ma lo faremo a maggio spero: porterò i 50 migliori vini, masterclass, per collezionisti».

Cos’è un wine killer?

«Indovino alla cieca i vini. Nel mio sito c’è un mirino (ride) come un cecchino».

Quanti vini ha assaggiato in vita sua e come fa a non sputare?

«Tantissimi... non si sputa il vino perché per sentirlo deve scorrere dentro di te».

Qual è l’abbinamento giusto vino-cibo?

«L’abbinamento giusto è quello che piace. Io sono stato un precursore dell’abbinamento creativo, birra té. Ora sono tornato al vino. Ricordo una volta in spiaggia un signore che beveva un bel Barolo fresco mangiando ostriche e sembrava un bambino con il chupa chups. È quello l’abbinamento giusto».

Il futuro del vino?

«C’è molta Italia nel passato, ci sono i grandi produttori che hanno fatto la storia, e c’è molta Italia nel futuro».

Lei ha iniziato giovanissimo, ha un allievo Claudio Vella, che su Forbes ha indicato come suo successore. Pensa di dedicarsi ad altro?

«Smetterò soltanto quando non sentirò più vibrare il pavimento sotto ai piedi. Quando non mi emozionerò più». © RIPRODUZIONE RISERVATA