Inferno: un viaggio nella storia del pensiero dai grandi dell’arte agli orrori della guerra

Record di visitatori a Roma, prorogata la spettacolare esposizione alle Scuderie del Quirinale curata da Jean Clair  

Fabio Canessa

Senza il male non c’è romanzo, perché una storia in cui tutto va bene e fila liscio è incapace di interessare, tantomeno di appassionare. Proprio per questo motivo un racconto incentrato sull’Inferno riesce invece a ottenere un successo clamoroso, come dimostrano le migliaia di visitatori della mostra alle Scuderie del Quirinale a Roma, prorogata a grande richiesta fino al 23 gennaio grazie agli incassi record.


Ideata e organizzata da Jean Clair, autorevole storico dell’arte parigino, la mostra squaderna tutte le diavolerie possibili mettendo insieme la pittura e la scultura, la letteratura e il cinema, la storia e la scienza, la religione e la psicanalisi, la fotografia e la filosofia, lasciando naturalmente grande spazio alla Divina Commedia. È proprio Dante ad accogliere i visitatori, proiettato su una grande parete nelle immagini del raro film muto “L’Inferno”, girato nel 1911 e oggi restaurato dalla Cineteca di Bologna. A seguire, una carrellata di opere, tra le quali molti capolavori, provenienti dall’arte di ogni tempo e di ogni paese, presentate non secondo il banale ordine cronologico, ma raggruppate per temi.

Così al “Giudizio Finale” del Beato Angelico si accosta “La porta dell’Inferno” di Auguste Rodin e sopra il manoscritto miniato di “La città di Dio” di Sant’Agostino vediamo una foto di Robert Doisneau che immortala un poliziotto che, passeggiando per un boulevard di Parigi, sembra inghiottito da un mostro dalla bocca spalancata che fa da insegna al cabaret “L’Inferno”. Oltre a queste sorprese, non manca tutto quello che il pubblico si aspetta da una mostra del genere: i sabba visionari alla Hyeronimus Bosch e i grotteschi fiamminghi di Jan Brueghel, “Il cavaliere, la morte e il diavolo” di Albrecht Dürer e le celeberrime illustrazioni dantesche di Gustave Doré, di Sandro Botticelli e di William Blake. La figura del diavolo è scandagliata dal fantastico immaginario medievale fino al Mefistofele del Faust di Goethe, così come le rappresentazioni delle tentazioni per Gesù e Sant’Antonio.

L’articolato percorso espositivo diventa così un viaggio nella storia del pensiero capace di mostrarci il modo in cui ogni epoca ha concepito il male e insieme una panoramica sulla storia dell’arte, declinata nel versante malefico, da Manet e Delacroix fino all’espressionismo tedesco di Otto Dix. Ci sono i fiori del male di Charles Baudelaire, le prigioni infernali di Piranesi e perfino le bellissime marionette di legno con le quali il teatrino palermitano dei pupi rappresentava diavoli, orchi, scheletri e panorami infernali. Se per il passato vengono privilegiate le spaventose raffigurazioni delle pene con le quali sono puniti i dannati, nella sezione finale riguardante il Novecento ci si chiede quale aspetto abbia l’Inferno contemporaneo. Così scompaiono le ossessioni per la tentazione e per il peccato, sostituite da orrori ancor più laceranti, quelli dell’Inferno sulla Terra: la fabbrica, il carcere, il manicomio, la metropoli, la guerra, il lager.

La sala dedicata all’inferno della follia ospita due splendidi dipinti di Telemaco Signorini e Giacomo Balla che raffigurano donne pazze: il primo le agitate di un ospedale fiorentino, l’altro una stravolta su un terrazzo. Lo sterminio della shoah è rappresentato dalla rarissima prima edizione di “Se questo è un uomo” e dalle bozze di Primo Levi in una sala corredata dalle tele impressionanti di Zoran Mušic.

Dopo le cupe atmosfere horror delle opere di Alfred Kubin, degne di Kafka e Lovecraft, e le sconvolgenti acqueforti di Francisco Goya sui disastri della guerra, Jean Clair non se la sente di chiudere con la scultura pop delle Torri gemelle in fiamme di Raymond Mason e, nell’ultima sala, ci fa “rivedere le stelle” con una serie di quadri che rappresentano la Via Lattea e le Costellazioni. Dalle tenebre infernali si passa così direttamente alle luminose sfere celesti, in un percorso che non comprende la normalità quotidiana del Purgatorio. Un percorso rigoroso e didattico, adatto a ogni tipo di pubblico, a cominciare dagli studenti, perché l’allestimento spettacolare può rendere accattivante quello che a scuola rischia a volte di risultare uggioso. © RIPRODUZIONE RISERVATA