Più comodità e mille colori, a Pitti scatta la zaino-mania e il jeans “risorge” dal passato 

Patrizia Bacci di Roy Roger’s con il modello di jeans del 1952 tornato in collezione, il gran ritorno dello zaino Invicta anche per girare in città e non solo per fare trekking e la camicia di jeans sia per uomo sia per donna di Liu Jo

Parola d’ordine: comodità. È questa la tendenza che dominerà i quattro giorni di Pitti Uomo in scena a Firenze e s’imporrà per l’autunno/inverno 2022/23. Tra forfait eccellenti dell’ultimo minuto tra cui Cucinelli, a causa della pandemia, e qualche polemica prende il via la kermesse fiorentina arrivata all’edizione numero 101.

Se il rammarico è per il basso numero di buyer stranieri presenti, soprattutto asiatici, soddisfa invece la partecipazione all’evento di 540 brand, di cui 151 esteri. Per Vogue Pitti Uomo è la Glanstonbury dell’abbigliamento maschile, il Festival di musica più famoso della Gran Bretagna, palcoscenico di superstar e artisti emergenti. Per entrambi è necessario avere a disposizione tempo e resilienza.


Sessanta mila metri quadrati, divisi in tre macro aree: Fantastic Classic, Dynamic Attitude e Superstyling e un tema Reflections. Sarà soprattutto il settore Dynamic Attitude quello da tenere d’occhio. La scelta di un abbigliamento alla moda e allo stesso tempo funzionale non è una novità, ma la pandemia ha rafforzato questo trend. I dati della mobilità di Google registrano un aumento delle attività outdoor del 15% e così il vestiario si adegua.

Hanno riscosso un successo internazionale prima e italiano poi, le giacche di Duno, il brand fondato nel 2014 a Vinci, in Toscana, da Chris Wang. Il design essenziale ed elegante ne fanno un capo senza tempo. Intramontabile il fascino dell’Husky, l’iconica giacca a rombi trapuntata amata anche dalla famiglia reale inglese, che si presenta al salone con modelli rinnovati che guardano al futuro.

Lo zaino continua a scalare le classifiche delle vendite. Ritornato in auge ma con un occhio al passato ecco quelli di Invicta, altro brand degli Anni Ottanta che si ripresenta con un restyling della sua produzione più famosa.

Si aprono le porte di una nuova era anche per il denim, con il mercato globale che nel 2026 dovrebbe superare i 25 miliardi di dollari. Festeggia 70 anni a Pitti Uomo il primo blue jeans italiano Roy Roger’s, nato in Toscana nel 1952 da una geniale intuizione di Francesco Bacci. Per l’occasione l’azienda presenta l’Anniversary Collection, composta da trenta pezzi ripresi dagli archivi tra gli Anni Cinquanta e Ottanta. Cavalca l’onda del denim anche Liu Jo, azienda fondata da fratelli Marchi che partecipa all’evento con la sua prima capsule collection, pensata soprattutto per un pubblico giovane e dinamico.

Da Emily in Paris a Pitti Uomo la mania per i guanti da aviatore non conosce frontiere. Li presentano alla Fortezza da Basso sia Mario Protolano sia Caridei, entrambe aziende napoletane che da oltre un secolo proteggono e riscaldano le mani di persone e personaggi. Dal bianco al nero sono tante le sfumature disponibili.

L’abbondanza di colori è un’altra caratteristica della nuova edizione di Pitti Uomo. Con la pandemia in corso anche la moda maschile osa e cerca distrazioni. Da Alpha Studio, il brand toscano nato nel 1985 e diventato nel giro di tre decenni un nome di riferimento per la maglieria, propone fantasie e gradazioni accese.

Ma è sempre la sostenibilità la priorità di tutte le aziende presenti, dagli accessori al vestiario. È fondato su questo principio il nuovo marchio di borse Plus Three ed è Izmee con le sue borracce la risposta più fashion alla tendenza plastic-free. Non mancano proposte glitter, pied de poule e anche leopardate. Trend che annullano monopoli tradizionalmente femminili. Tacchi a parte, l’ultimo baluardo.