Pitti alza i tornelli e diventa un simbolo: «Siamo qui per orgoglio e responsabilità»

Defezioni, pochi clienti e sobrietà tra i corridoi della Fortezza: «È una pazza sfida, lo sappiamo»

FIRENZE. “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di denaro (. ..) Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi”.

Saluta i presenti e apre il suo intervento e la 101esima edizione di Pitti Uomo citando Einaudi. Non è seduta sul palco Antonella Mansi, presidentessa del Centro per la moda di Firenze ma nel salone di casa «perché seppur in ottime condizioni sono bloccata, come tanti italiani: sto sto diventando cintura nera di anticorpi». Si fa portavoce del sentimento di «orgoglio e responsabilità» dei colleghi imprenditori che in uno dei Pitti, meno Pitti di tutti i tempi, hanno deciso di essere in fiera contro ogni ragionevolezza.


«Essere tutti qui è una sfida da pazzi, degna di Claudio Marenzi», ironizza il neo presidente di Sistema moda italia Sergio Tamborini rivolgendosi al padrone di casa e presidente di Herno che ha trasformato la fiera della moda italiana, del glamour e degli eccessi nel simbolo di un’industria che resiste, che è presente e che non si fa impaurire da Omicron. E che invita a riprendersi in mano il proprio destino. Non importa se i clienti sono rimasti bloccati nei loro paesi e neppure «se il rischio zero sappiamo non esista» l’importante a Firenze era lasciare aperta questa finestra sul futuro, sulla prossima stagione che con i suoi vestiti e le sue tendenze fotografa più di sempre uno stato d’animo. Filippo Ricci indossa un dolcevita scuro sotto la giacca sartoriale che disegna perfettamente le spalle e con il suo abito. Per lui è una prima volta a un evento ufficiale senza cravata. «Abbiamo voglia di toglierci il pigiama ma non vogliamo perdere il comfort. Ci piacerà però riprendere a indossare capispalla costruiti. Dalla Cina, dagli Stati Uniti, dalla Russia dove il mercato è ripartito ci dicono che torneremo anche ad aver voglia di smoking, non per grandi feste ma per mini eventi di classe».

Comodi ma eleganti. Con piumini supertecnici che si vestono anche di stoffe pregiate a quadri o dorate e comunque che resistono all’acqua. E soprattutto con un filo conduttore: sempre più attenti al rispetto dell’ambiente. Tra gli stand la parola sostenibile è quasi retrò se non abbinata a cifre, politiche ambientali e spiegazioni tecniche che illustrano produzione e materiali. È molto chiaro Marco Palmieri presidente di Piquadro che ha spinto la sua azienda a calcolare la percentuale di materiale riciclato. «I nostri prodotti sono biodegradabili – dice – e accanto a ogni zaino si può leggere qual è la percentuale di materiale riciclabile con cui è stato realizzato. Se non diamo delle misure, il rispetto dell’ambiente è un concetto vuoto. Responsabilità significa anche prendersi impegni con le comunità in cui viviamo: noi ad esempio l’abbiamo fatto rilevando gli impianti di risalita del Corno alle Scale, eravamo gli unici presenti all’asta». Per la prima volta Piquadro scende in campo anche scommettendo su quello che ci si mette ai piedi con una collezione di scarpe con il «50% di prodotti bio o ricicabili».

Sostenibilità a livelli avanzatissimi un po’ ovunque negli stand di Pitti Uomo dove collezione fa rima con valori e contenuti fortemente simbolici. Da Save the Duck neppure a dirlo. Il nome del brand, che compie dieci anni proprio a Pitti, è già uno slogan. La papera simbolo è diventata “compostabile”. Cosa significa? Se prendi il nuovo piumino della prossima collezione e lo sotterri dopo quattro anni non ritrovi più nulla. «Niente da smaltire», spiegano nello stand invaso da piume che volano dentro enormi contenitori trasparenti, una delle poche coreografie della fiera che in questa edizione è poca immagine e molti contenuti. Quasi impossibile trovare i personaggi del passato, vestiti appositamente per farsi preda degli obiettivi dei fotografi, tra i corridoi della fiera. La parola d’ordine è affari, scambi commerciali, industria che assume il ruolo di colonna vertebrale del paese. Lo rimarca la scelta di non aver rimandato ancora un volta Pitti ma anche i numeri che danno forza a questo puzzle di piccole aziende capitanate da una manciata di grandi brand. «L’Italia sta correndo con un +6% che a Firenze diventa +7% grazie anche al rimbalzo di questo settore», dice il sindaco Dario Nardella. Un settore, riferisce Marenzi,che «vale 90 miliardi di fatturato e un pil superiore al settore aerospaziale di Francia e Germania».

Un settore quello del menswear, che proprio nel 2021 in Italia, secondo i dati di Sistema Moda Italia, ha sperimentato un ritorno in area positiva con un fatturato in recupero del +11,9%con una crescita stimata dell’export nel 2021 dell’ 11,2%.