«Il circo, una magia che è la mia vita» Liana Orfei, regina sotto il tendone

Domani a Montecatini presenta la sua autobiografia fra spettacoli in giro per mezzo mondo e il cinema

Simona Peselli

Un romanzo di vita vera che inizia dalla fine, si può davvero raccontare? Si chiede nel suo libro – “Romanzo di vita vera” (Baldini e Castoldi) – Liana Orfei, classe 1937. La regina del circo è ospite della rassegna “Acqua in bocca (ma non troppo)” in programma domani alle 16 alle Terme Tettuccio di Montecatini.


Nata in un carrozzone da un parto difficile, ma sotto una buona stella “con la camicia della Madonna”, dal fisico gracile, comincia a sfidare il mondo con forza e determinazione. Da piccola incontra quello che sarebbe diventato suo marito, Angelo Piccinelli, uno dei più famosi giocolieri al mondo. «Che bella bambina, se mi aspetti quando diventi grande ti sposo». E così è stato. Quando il matrimonio finisce nel 1975 incontra il manager Paolo Pristinino ed è subito amore. La coppia ha ideato il Golden Circus, il festival internazionale dove si esibiscono le più famose scuole circensi. Liana e il circo, un legame indissolubile anche se non sa resistere e dice di sì al cinema. Nella sua lunga esperienza sul set cinematografico colleziona 40 partecipazioni come attrice. Con Fellini ne “I clowns”, “L’arcidiavolo” di Ettore Scola, “Il profeta” di Dino Risi, sul set al fianco di Orson Welles, Victor Mature, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Totò, Ugo Tognazzi. A teatro lavora con Eduardo De Filippo, Luca Ronconi e Ghigo de Chiara.

Dal circo al cinema. Che differenza?

«Enorme! Nel cinema tutto è più facile; nel circo qualsiasi cosa tu voglia fare è difficile e molto dura da raggiungere, ma la gente del circo è abituata per cui non ci fa caso».

Che ricordo ha di Fellini?

«Meraviglioso, sia come genio irraggiungibile che come uomo capace di incredibile tenerezza verso gli amici. Era bellissimo vedere il suo divertimento quando assisteva alle prove notturne degli artisti e degli animali nel mio circo: tutto questo lo faceva ritornare bambino. Federico Fellini era e sarà per sempre il più grande estimatore del mondo circense e una fonte inesauribile di ispirazione».

Perché ha scritto questo libro?

«Per compiacere gli amici che immancabilmente ad ogni incontro, ascoltando le avventure della mia vita e dei miei viaggi, mi ossessionavano spronandomi a scrivere quelle esperienze perché erano molto interessanti per chi non conosceva questo mio mondo».

Come è cambiato il mondo del circo in questi anni?

«Come tutte le cose sotto le stelle di questo cielo! Ma forse un poco meno perché la gente del circo è molto attaccata alle tradizioni e lascia con rammarico ciò che conosce per il nuovo, tuttavia si adegua».

Cosa pensa all’utilizzo degli animali nel circo?

«Personalmente credo che i primi uomini che hanno addomesticato un animale, feroce o no, siano stati i predecessori di noi moderni circensi, solo che anticamente l’unico metodo per farsi ubbidire da qualsiasi animale era la ferocia mentre oggi la convivenza è basata solo sulla dolcezza e comprensione».

Perché il circo è così magico e speciale per i bambini?

«Che bella cosa ha detto! In effetti il circo è magico non solo per i bambini ma per tutti i componenti della famiglia perché ognuno trova la sua parte nascosta, quello che vorrebbe essere: un Superman che volando a grandi altezze fa cose incredibili; o accarezzare una tigre, o giocare con il fuoco senza bruciarsi».

Come è cambiata la vostra vita con il coronavirus?

«Abbiamo capito ancora una volta, se ce n’era bisogno, che in Italia il circo non è amato ma soprattutto non è rispettato dalle istituzioni, dalla stampa e sopra ogni cosa dal governo che si è ricordato e ha citato tutte, dico tutte le forme di spettacolo, e non ha mai nominato il circo con i suoi animali, gli artisti e le maestranze tutte. Insomma noi esistiamo solo per le tasse se no siamo invisibili. Al contrario c’è stato un vero atto d’amore da parte del pubblico che è accorso in aiuto di tutti i circhi fermi nei loro paesi portando cibo per gli animali e aiuto per le persone. E un grandissimo grazie alla Caritas che ha fatto di tutto e di più per rendere questa tragedia sopportabile per il popolo del circo».

Lei è una donna speciale, che ha sempre combattuto. Che messaggio può dare ai giovani d’oggi che si sentono sconfitti per ogni piccola difficoltà?

«La colpa è solo nostra, di noi adulti. Abbiamo dato loro troppa sicurezza, tutto troppo facile, ogni desiderio appagato per far tacere il rimorso di non avere tempo da dedicare a loro, vuoi per lavoro o per altri motivi, noi non siamo per loro un insegnamento come avviene, invece, in natura con gli animali. Vorrei poter infondere in loro un poco della fiducia nella vita che mi pervade da sempre, vorrei far capire che tutti gli scalini della vita, anche i più duri e difficili, si possono superare con la tenacia, la fiducia in se stessi, perché ognuno di noi è un capolavoro, ognuno è un miracolo. La vita è tutta una prova e solo credendo in sé si può conquistare il posto che ci aspetta di diritto».

Le piace il modo di fare spettacolo oggi, per esempio alla tv?

«Per me è difficile criticare perché conosco l’immensa difficoltà di creare spettacoli. Assieme ai miei fratelli e mio marito abbiamo allestito gli spettacoli circensi più incredibili, capisco le difficoltà di accontentare ogni tipo di spettatore, ma tutto questo c’era anche molto tempo fa, eppure la televisione insegnava mentre divertiva, d’accordo che venivamo da tempi bui, però ancora oggi quando vedo le repliche delle grandi trasmissioni di allora, senza fare nomi, vedo arte, eleganza, invenzione, classe e divertimento. E oggi?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA