Rinasce il Bargello dopo i lunghi restauri Nuova vita al palazzo e alla torre Volognana

L’edificio, costruito nel Duecento, è stato anche un carcere Scoperti alcuni dettagli segreti come le firme degli scalpellini

FIRENZE. Vita nuova per il Bargello. Si sono infatti conclusi dopo 15 mesi i lavori di restauro del palazzo che hanno interessato sia i paramenti lapidei che rivestono la superficie del corpo principale che la torre Volognana (una delle più alte del centro storico di Firenze con i suoi 55 metri) ma anche le finestre e gli stemmi, il cortile e i cancelli.

Si è trattato di una minuziosa revisione di tutto il monumento e di tutti gli elementi decorativi che ha portato alla luce dettagli fino ad oggi sconosciuti. Ed è prima volta che un’operazione del genere viene portata a termine nei 156 anni di vita dalla fondazione del museo, avvenuta nel 1865, quando l’edificio, costruito alla metà del Duecento, da carcere fu trasformato in spazio museale (il primo del nuovo Regno d’Italia) destinato alle arti del Medioevo e del Rinascimento. In passato il palazzo era stato più volte oggetto di interventi mirati, ma mai prima d’ora era stato messo in opera un intervento di questa portata, un lavoro che ha visto oltre 12mila metri quadrati di pietra forte e pietra serena pulita e consolidata, 128 stemmi e 124 finestre restaurate (tra cui quella monumentale del Salone di Donatello), così come i 93 merli e le 199 mensole in pietra, per un costo totale di 1 milione e 800mila euro finanziato dal ministero della Cultura. «Questa straordinaria campagna di restauro e revisione conservativa – sottolinea la direttrice Paola D’Agostino – è frutto di oltre quattro anni di intenso lavoro portato avanti dal personale tecnico e amministrativo del museo coordinato dell’architetto Maria Cristina Valenti». Che spiega: «L’enorme superficie in pietra forte e pietra serena che caratterizza il corpus del palazzo, dalla parte più bassa delle facciate fino all’alto dei merli, è stata pulita, martellinata (ovvero ne è stata verificata, pietra per pietra, la resistenza) e consolidata dove necessario. All’interno del cortile è stata eseguita una pulitura accurata del paramento e dei manufatti lapidei, compresi gli stemmi e le oltre cento finestre che hanno richiesto interventi su misura a seconda della tipologia. In alcuni casi, come per la vetrata del Salone di Donatello e per quelle della Cappella della Maddalena, è stato necessario procedere alla realizzazione di nuovi telai mentre uno speciale trattamento è stato riservato alla torre e alla cella campanaria che ha visto il restauro pittorico degli stemmi dipinti e del leone rampante collocato sulla sommità. Infine è stato possibile mappare tutta la superficie del palazzo, il che ha permesso di scoprire alcuni dettagli segreti, impossibili da vedere dal basso e ad occhio nudo, come le firme degli scalpellini che nei secoli hanno lavorato alla realizzazione o alla manutenzione dell’edificio, ma anche le tracce di pittura o le date incise nella pietra, i dettagli ornamentali scolpiti nei capitelli di marmo e nella pietra forte, tutti tasselli di una ricca e stratificata storia lunga quasi otto secoli».