Eastwood stroncato dalla critica per l’ultimo viaggio nel Texas

ROMA. “Cry Macho – Ritorno a casa”, diretto e interpretato da Clint Eastwood e presentato fuori concorso al festival di Torino, sarà al cinema da oggi.

È dunque il nuovo intenso film drammatico del regista/produttore che è anche protagonista, nel ruolo di Mike Milo, ex stella del rodeo e ora allevatore di cavalli in declino, che nel 1979 accettò l’incarico di un ex boss di riportare a casa il figlio dal Messico.


Costretto a percorrere strade secondarie nel loro viaggio verso il Texas, l’improbabile coppia affronta un viaggio inaspettatamente arduo, durante il quale l’allevatore di cavalli, ormai stanco di tutto, trova dei legami imprevisti oltre che il suo senso di riscatto. Del film fanno parte anche Eduardo Minett nel ruolo del ragazzo, Rafo, al suo debutto cinematografico, Natalia Traven in quello di Marta, Dwight Yoakam interpreta l’ex impiegato di Mike, Howard Polk.

Il cast include inoltre Fernanda Urrejola nel ruolo di Leta e Horacio Garcia-Rojas in quello di Aurelio.

Per quanto riguarda le critiche al film, gli esperti americani e inglesi non ci sono andati troppo leggeri, ma sempre con il rispetto dovuto alla leggenda Clint.

Quasi tutti hanno messo in evidenza l’età di Eastwood – neppure troppo nascosta dallo stesso attore-regista – davvero molto avanzata per essere credibile anche solo per le relazioni instaurate rispettivamente con due donne di 50 e 40 anni. Ma Eastwood è Eastwood e non ha età anche se in una battuta del film sembra confessare la sua attuale condizione: «Il machismo è sopravvalutato quando si è giovani – dice a un certo punto a Rafa – lo capisci solo troppo tardi quando sei vecchio e tutte quelle cose che riuscivi a fare prima diventano impossibili».

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