La gradita sorpresa dei mostri di De Biasi e il miglior Sorrentino degli ultimi anni

Animazione superlativa con il passo di un musical in “Encanto” della Disney, delude “Promises” di Amanda Sthers

Dalla riapertura delle sale, mai una gioia per il cinema italiano. I pochi campioni del box office capaci di rimpinguare un botteghino assai misero sono stati i film della Marvel, il nono “Fast & furious” e l’ultimo 007. Tra i prodotti nostrani, hanno superato il milione di incasso solo “Io sono Babbo Natale”, il sequel di “Come un gatto in tangenziale”, “Ora rido io” e “Freaks out” (che però è costato più di 12 milioni di euro e ne ha incassati 2). Non si contano i dolorosissimi flop. Così escono novità italiane per tutti i gusti, in cerca dei vari tipi di pubblico per accontentare il colto e l’inclita con il cinema d’autore, la commedia popolare e il melodramma sentimentale. Siamo pronti a scommettere però che a sbaragliare ogni concorrenza ci penserà il nuovo cartoon targato Disney, vivace e colorato secondo la premiata ricetta della ditta.

ENCANTO

Di Jared Bush e Byron Howard.

L’incanto è quello della Disney, fabbrica di sogni capace di creare mondi fiabeschi con una creatività visiva di inventiva inesauribile e grazia sopraffina. Siamo nella Colombia magica di casa Madrigal, un palazzo incantato che si muove e si anima al servizio dei componenti della famiglia, tutti dotati di un potere speciale (chi è provvisto di forza sovrumana, chi parla con gli animali, chi può mutarsi in qualsiasi forma) tranne la giovane Mirabel. Ma sarà proprio lei, insieme al reietto zio Bruno (doppiato con spasso da Luca Zingaretti) a salvare gli altri quando crollerà tutto. Un signor musical al ritmo di coreografie trascinanti e belle canzoni, col brio di un’animazione da lustrarsi gli occhi. Per dire che l’imperfezione della normalità è il dono più grande. Voto: 8

È STATA LA MANO DI DIO
Di Paolo Sorrentino, con Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo. Italia.

Il celebre gol di mano di Maradona sigla l’amarcord di Sorrentino, che ritrova l’anima perduta nei suoi ultimi film per mettere in scena un’autobiografia che racconta con colori vivaci la buffa fauna della famiglia della sua infanzia e la Napoli degli anni Ottanta, per poi passare ai toni malinconici della scomparsa prematura dei genitori e a quelli struggenti della scoperta della vocazione cinematografica. La regia abbandona i consueti effetti pop, modera i virtuosismi mobili della macchina da presa e approda a una nuova sobrietà elegiaca, anche se qua e là fellineggia ancora. Qualche taglio avrebbe giovato ma, pur non essendo il capolavoro acclamato da molti, il vincitore del Leone d’Argento a Venezia è la migliore opera di Sorrentino degli ultimi dieci anni. Voto: 7

UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA
Di Volfango De Biasi, con Massimo Ghini, Lucia Ocone, Lillo. Italia.

Era da “Fracchia contro Dracula” che il cinema italiano non produceva un horror comico così curato e divertente. Si racconta l’incontro tra le famiglie di due fidanzati che stanno per avere un figlio: lui è un licantropo, nato da un vampiro e da una strega, mentre i genitori di lei sono una coppia di volgarissimi burini ancor più mostruosi di quella specie di famiglia Adams con cui si imparentano. La farsa scoppiettante dell’ottimo De Biasi nasconde un apologo sulla diversità più intelligente del previsto, confezionato con professionalità (fotografia e costumi in gran spolvero) e recitato da un cast di attori spassosissimi: dall’irresistibile Lillo al decerebrato Paolo Calabresi, da una magnifica Ilaria Spada al nonno Pippo Franco fino ai due straordinari attori bambini. Voto: 7

PROMISES
Di Amanda Sthers, con Pierfrancesco Favino, Kelly Reilly, Jean Reno. Italia.

Il tempo non è una linea retta, ma si muove a spirale, perché la nostra mente impasta ogni giorno la realtà del presente coi ricordi del passato e l’immaginazione del futuro. Sulla scorta di Proust e Calvino, la scrittrice Amanda Sthers debutta nella regia ribadendo questa verità, difficile però da rappresentare al cinema. Ci sono riusciti il Fellini di “Otto e mezzo” e “Il posto delle fragole” di Bergman, ma stavolta la sproporzione tra l’ambizione smisurata e il talento modesto produce un film fallimentare che non può trovare alcun tipo di pubblico. La vita di un esperto bibliofilo, che si separa dalla moglie per una relazione che non sboccerà, rimane un esercizio sterile di andirivieni temporali, recitato da bravi attori visibilmente spaesati. Voto: 5.

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