Da “casco d’oro” a talent scout le cento vite di Caterina Caselli

Gli anni ribelli del beat, i trionfi, gli aneddoti e i tanti big scoperti e lanciati La storia della cantante diventata manager raccontata da lei stessa

Luca Trambusti

Caterina Caselli ha attraversato il mondo musicale in ogni sua forma: partendo da artista protagonista è passata poi al ruolo di manager discografica. E tutto sempre sul filo del successo. La sua storia la racconta bene, in prima persona, la protagonista stessa, nel film “Caterina Caselli – Una vita, cento vite”, firmato da Renato De Maria che sarà nelle sale cinematografiche il 13, 14 e 15 dicembre. In un’ora e mezza serrata il “casco d’oro” parte dalle sue umili origini nella provincia emiliana e ci porta sino al grande successo con un percorso che va dal ribelle beat sino a un pop di grande qualità.


Caterina Caselli, che da artista ha vinto Sanremo, ha trionfato al Cantagiro, si definisce «come tutte le donne un po’ fragile e un po’ quercia». In realtà guardando la pellicola si scopre più il lato “quercia” mentre le fragilità emergono nel ricordo del suicidio di Tenco a Sanremo 1967, quando lei era in gara, la morte del padre e la scomparsa di Morricone. Sono i momenti in cui cede alla commozione e alle lacrime costringendo l’operatore a fermare le riprese.

Il film è pieno di aneddoti, che fanno luce su alcune canzoni di Caterina. Ad esempio “Nessuno mi può giudicare” (scritta da Pace, Panzeri, Pilat) nacque come tango, ritmo che la Caselli si rifiutò di seguire perché legato alle feste della sua Emilia e considerato “da vecchi”. Inoltre quel brano in origine fu pensato per Celentano e poi proposto al “casco d’oro”. Anche il suo altro grande successo “Insieme a te non ci sto più”, Paolo Conte lo scrisse per l’Equipe 84. Miracolosamente poi arrivò a Caterina che lo ha consegnato alla storia.

La fine del percorso da protagonista sul palco parte con il matrimonio con Piero Sugar, figlio del discografico di origine ungherese Ladislao Sugar (titolare delle Messaggerie Musicali e della Cgd poi). Caterina sente la necessità di cambiare e decide nel 1975 di dedicarsi all’attività discografica, di lasciare la scena e muoversi, altrettanto bene, nell’ambito della produzione. La vocazione di talent scout l’aveva già mostrata qualche anno prima quando, in una trasmissione con Giorgio Gaber, portò in televisione per la prima volta Francesco Guccini. La sua ricerca musicale fu sempre molto accurata a partire dall’iniziale esperienza con il marchio “Ascolto” dove approdarono con successo gli Area, Faust’O, Mauro Pagani e Pierangelo Bertoli. Poi il passaggio alla Cgd con il trio Tozzi-Morandi-Ruggeri a trionfare a Sanremo, Giuni Russo e la firma con Paolo Conte corteggiato per lungo tempo. Venduta la Cgd arriva la Sugar Music di proprietà sua e del marito, e ora diretta dal figlio Filippo. Quest’esperienza portò (e porta) a grandi successi: Bocelli, Elisa, Morricone, Nannini e Bennato insieme, e ancora oggi in scuderia troviamo Negramaro, Gualazzi, Malika Ayane, Motta, Sangiovanni, Madame. E anche per la Caselli discografica non mancano aneddoti gustosi.

“Caterina Caselli – Una vita, cento vite” è un film che racconta questo incredibile personaggio e lo fa con il giusto taglio, senza eccessive lodi ma con la certezza di trovarsi di fronte a una vera artista. Sul palco come alla scrivania.