Piccinni e Gazzanni portano l’omicidio di Sarah Scazzi in tv

MILANO. Ci sono casi di cronaca nera che entrano nella memoria collettiva, e non smettono di interessare il pubblico. Sono una manciata, che resistono indenni al tempo e continuano ad alimentare il dibattito. Fra questi spicca l’omicidio di Sarah Scazzi, scomparsa il 26 agosto 2010 da Avetrana, in Puglia, e ritrovata 42 giorni dopo in fondo a un pozzo. L’omicidio è stato al centro l’anno scorso del libro “Sarah” dei lucchesi Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni (Fandango) e adesso diventa la prima docu-serie italiana di Sky Original, prodotta da Groenlandia, che andrà in onda nel nostro Paese e all’estero da oggi per quattro settimane.

«Quello di Sarah – dicono Piccinni e Gazzanni – è stato il caso di cronaca nera che più ha influito sull’immaginario collettivo degli ultimi dieci anni. Conteneva tutto ciò che ci interessava: ci interessava raccontare l’Italia nei suoi meandri più arcaici e rurali, la trasformazione di persone qualsiasi in personaggi televisivi, il processo mediatico, la famiglia come luogo di protezione che diventa isola d’orrore, le indagini complesse e non prive di superficialità ed errori».


Un caso, quello di Avetrana, che è stato anche un caso mediatico forse senza precedenti. «Nessuno potrà mai dimenticare lo sguardo di Concetta Serrano, la madre di Sarah Scazzi, quando lungo la diretta di “Chi l’ha visto?” Federica Sciarelli le comunicò che la figlia era morta, e che nelle campagne intorno Avetrana se ne stava cercando il corpo guidati dallo zio Michele – dicono i due autori – Quello non è stato solo l’ultimo episodio del horror show che si stava dipanando in Salento, ma la definitiva perdita dell’innocenza del nostro Paese. Dove aveva iniziato il caso Vermicino, con la diretta Rai per la salvezza del piccolo Alfredino nel pozzo, arriviamo alla cronaca di una morte».

E dal libro adesso si arriva alla docu-serie su Sky. «Abbiamo cercato di affidare a questa docu-serie una visione imparziale sul delitto, il cui processo indiziario ha portato all’arresto di tre persone. Due delle quali, Sabrina Misseri e Cosima Serrano, sono condannate all’ergastolo e continuano a dirsi innocenti. E uno, Michele Misseri, seguita a definirsi colpevole ed è prossimo alla scarcerazione. È stato un lavoro lungo – dicono ancora Piccinni e Gazzanni – Di Avetrana pensiamo di sapere tutto, grazie alle interminabili trasmissioni in tv, ma in pochi hanno letto i documenti e hanno indagato i buchi neri che adesso, a distanza di undici anni, meritano di essere esplorati. Abbiamo lavorato su tre fronti: facendo ricerche d’archivio, leggendo la mole spaventosa di documenti che superano le 20mila pagine e incontrando tutti i protagonisti della vicenda. Il nostro approccio è stato laico. Siamo partiti senza pregiudizi, siamo usciti pieni di domande».