«Abbiamo riproposto la sua canzone-simbolo fino dai nostri esordi»

Cristiana Minelli

Colpiti dalla notizia della morte di Paolo Pietrangeli anche i componenti dei Modena City Ramblers, storico gruppo musicale con radici a Modena e vocazione dichiaratamente combat folk, sul palco a Plaza de la Revolución a Cuba come nel deserto del Sahara, da sempre in prima linea per portare la musica tra i dimenticati del mondo. Racconta Franco D’Aniello, musicista e scrittore del gruppo: «Anche se non abbiamo ricordi privati e non abbiamo mai avuto l’occasione di una frequentazione vera, diretta, con lui, per noi ha significato e continua a significare ancora molto. Nel ’95, nei primi anni della nostra carriera musicale, facemmo “Contessa” in un locale Roma. Abbiamo poi saputo che Pietrangeli, presente in quell’occasione, era rimasto molto colpito che il suo pezzo, scritto decenni prima, fosse stato ripreso, e riproposto da una giovane band. Abbiamo reinterpretato e riarrangiato “Contessa”, riproponendolo alla nostra maniera, fin dagli esordi. C’è stato solo un periodo, dopo i fatti del G8 di Genova e la morte di Carlo Giuliani, che abbiamo smesso di cantarla perché avevamo cominciato a vedere che c’erano dei ragazzi ai nostri concerti che facevano il gesto della pistola. Noi non volevamo che questa canzone fosse associata a un gesto violento come quello. Il pezzo in realtà, pur essendo diventato l’inno della protesta rivoluzionaria del ’68, è molto ironico e non è un inno di protesta rivoluzionaria violento. Le frasi della canzone, se decontestualizzate dal periodo in cui è stata scritta, potevano sembrare violente ma nelle intenzioni di chi le ha scritte non lo sono mai state. È piuttosto un inno alla solidarietà, al lavoro, ed è un pezzo contro ogni sopruso. Dice, testualmente, che nessuno al mondo deve essere sfruttato. Una strofa straordinariamente attuale. Viviamo, anche oggi, una realtà di sfruttamento e mai come in questo momento il messaggio di questa canzone è cosa viva. Sapere che Paolo Pietrangeli ci ha lasciati ci dispiace veramente tanto. Ci mancherà. Lo consideriamo un musicista importante, forse il più importante degli anni ’60 e ’70, sempre sul filo di un’ironia molto personale. Non era un personaggio nazional-popolare, credo che gli sarebbe dispiaciuto essere ricordato così, era una persona riservata, schiva, e con un grande talento prestato alla sua professione principale: è stato un grande regista. I Modena Citi Ramblers restano indissolubilmente legati alla sua musica, alla sua figura, alla sua personalità e alla sua persona».