Pablo Damien Cristi come Michelangelo «Ho trovato il mio blocco di marmo»

Lo scultore argentino dopo mesi nelle cave a Carrara adesso è pronto per completare il trittico Giustiniani

Alessandra Vivoli

CARRAra. Quel blocco di marmo bianco lo ha aspettato per sette mesi. Come si aspetta un bambino. Negli ultimi tre è salito in cava, nel bacino di Torano, proprio nel cuore delle Alpi Apuane, e ha imparato il linguaggio, i modi e i tempi di chi al monte ci lavora da sempre. Quando ha visto quella parete, quella in cui si stava estraendo il materiale, ha capito che era la volta buona. Come si fa con la donna della vita.


Lo scultore Pablo Damien Cristi con il “suo” blocco ha avuto un rapporto d’amore. Proprio come si ha con i bambini. Come si ha con le donne. Quel blocco, alto due metri e sessanta centimetri, di otto tonnellate, con il colore che vira al dorato “come la pelle umana” e la venatura giusta, sarà quello da cui l’artista argentino, dal 2017 stregato da Carrara, farà nascere il terzo Cristo porta-croce del trittico Giustiniani, completando il lavoro di Michelangelo. «Ma non facciamo paragoni – dice lo scultore argentino – sarebbe un fardello troppo pesante per me»

Eppure Jerom Luca Monilia, erede della famiglia Giustiniani, ha chiesto proprio a lui, al suo amico scultore di cui aveva ammirato le opere in una mostra a Savona, di realizzare il terzo Cristo. Con marmo bianco di Carrara. Pablo Damien Cristi aveva annunciato il progetto, che lo impegnerà almeno per un anno e mezzo: «perché io – sottolinea – utilizzo le mani, non gli utensili elettrici e le finiture sono quelle che mi portano via più tempo», nei mesi scorsi, durante la rassegna “Torano notte e giorno” curata da Emma Castè.

La ricerca del materiale è cominciata prima. E se Michelangelo fu stregato dal bianco del Polvaccio, Damien Cristi il colpo di fulmine lo ha avuto con la cava “La Madonna” e per il bianco che viene estratto in quel tratto di Apuane.

«Da quando sono a Carrara sono rimasto affascinato da questo marmo – spiega l’architetto che, proprio a Carrara ha cambiato professione scegliendo lo scalpello al posto del compasso – Mi piace la grana, amo il suo colore, che non vira al ghiaccio ma piuttosto al giallo. Mi ricorda la pelle umana, emana lo stesso calore».

«Cercavo un blocco particolare, ho voluto seguire anche la vena del monte – continua Cristi – a Carrara, in cava ho scoperto l’unicità del marmo. Chi lavora questo materiale mi è stato accanto, fino a quando non è arrivato il “pezzo” giusto».

E, senza scomodare Michelangelo, e l’aneddoto per cui gridò al suo Mosè in marmo puro “perché non parli”, per Pablo Damien Cristi il rapporto con il marmo è stato qualcosa di “vivo”. Di umano. Quel blocco, con il suo nome in calce, lo ha aspettato per mesi. Come le cose belle.

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