La tragedia di Otello diventa spettacolo al Teatro Fabbricone

PRATO. Parlare di Otello o per meglio dire raccontare la tragedia di Otello. Per la compagnia Kinkaleri è prima di tutto una questione di corpi. Una drammaturgia esplosiva, squassata da amore e morte, bruciata dalla sete di potere e dal veleno dell’invidia, e per questo altamente dinamica, che non può essere trattenuta solo nel solco delle parole. Otello, spinto da forze sovrumane che sovrastano la sua stessa natura di capitano coraggioso e marito geloso, diventa per i Kinkaleri, un fraseggio di movimenti, un continuo rincorrersi di gesti e traiettorie, una partitura danzante che, come eco lontana, accompagna e sospinge il vortice del testo. A questa che si presenta come una rilettura libera, ma non eversiva o traumatica dell’originale scespiriano, progettata e realizzata da Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monacche, danno sostanza evocativa e respiro narrativo quattro performer: Chiara Lucisano, Caterina Montanari, Daniele Palmeri, Michele Scappa.

Lo spettacolo, prodotto dallo Stabile pratese, domani sera (feriali ore 20.45, sabato alle 19.30 e domenica alle 16.30) debutta al Fabbricone, che si conferma spazio sintesi esemplare per questo tipo di operazioni che contengono simultaneamente, in equilibrio dialettico, parola e suono. «Il potere che il linguaggio ha nell’imporre piegature e distorsioni alla realtà – spiegano i Kinkaleri – si allunga come un’ombra sui corpi che aderiscono all’ambiente come a un destino.


Gli interpreti non assumono le sembianze dei personaggi né la loro condizione psicologica, anzi, ogni figura transita continuamente di corpo in corpo, così che i performer aggregano l’intera tragedia e cercano nella dinamica, nelle forze e nelle tensioni prodotte dai loro movimenti, di fronteggiare la menzogna di un mondo generato dalle parole. La connessione tra la parte fisica e il testo non prevede un canone interpretativo quanto un ritmo, che è alla base di tutto il lavoro». Poi però il verbo si prende una rivincita sulla fisicità dell’impianto coreografico. «Perché – concludono i Kinkaleri – non è un caso che OtellO, fra le due “O” messe al maiuscolo nel titolo, racchiude il verbo inglese “tell”, ovvero dire, raccontare, informare, rivelare, riconoscere, nella ricerca di un linguaggio che non pretende di spiegarsi ma di restare straniero. Straniero appunto come è Otello». Informazioni al numero 0574 608501.