La Galleria dell’Accademia arricchisce la collezione con due pinnacoli del ’400

I due preziosi pinnacoli risalenti al Quattrocento

FIRENZE. La collezione della Galleria dell’Accademia si arricchisce di nuove opere. Si tratta di due preziosi pinnacoli risalenti al Quattrocento, opera di Giovanni di Francesco Toscani, raffiguranti l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata, che vanno a comporre parte del cosiddetto Polittico Ardinghelli che si trovava sull’altare dell’omonima cappella nella basilica di Santa Trinità.

I dipinti, che saranno sottoposti a un accurato restauro, sono stati acquistati dagli eredi Carandini Albertini per un importo di quattrocentomila euro.


«È compito di un museo – dichiara la direttrice dell’Accademia, Cecilie Hollberg – completare e ampliare le proprie collezioni, ricercare il patrimonio artistico smembrato e disperso, anche attraverso il mercato antiquario, e questa è una di quelle rare occasioni dove, grazie a dei privati, siamo riusciti a rintracciare e acquisire le due parti che chiudevano questo importante polittico. Nelle nostre collezioni si trovano già il pinnacolo centrale con la Crocifissione, acquisito nel 1855, e uno degli scomparti della predella che rappresenta le stigmate di San Francesco e un miracolo di San Nicola di Bari, arrivato nel 1933. Sappiamo che lo scomparto centrale, con l’Adorazione dei Magi, è custodito in una collezione privata italiana. Colgo l’occasione per lanciare un appello ai proprietari affinché possa riunirsi alle altre tavole in Galleria».

Giovanni di Francesco Toscani (1371-1430) si occupò anche della realizzazione degli affreschi che decoravano la cappella di patronato della famiglia Ardinghelli in Santa Trinità e il polittico è l’unico suo dipinto su tavola documentato.

Fu commissionato nel 1423 per il matrimonio di Piero di Neri Ardinghelli con Caterina, nipote di Palla Strozzi, all’epoca l’uomo più ricco a Firenze, che già possedeva una cappella nella stessa basilica, disegnata da Lorenzo Ghiberti.

Al centro della pala d’altare realizzata da Toscani, al posto della tradizionale Madonna con Bambino, fu collocato un crocifisso ligneo che fungeva da reliquario e che, in alcuni periodi dell’anno, veniva esposto sulla via alla pubblica devozione attraverso una grata.

Il polittico venne smembrato nella seconda metà del Settecento, e i vari pannelli riapparvero, in anni e luoghi diversi, solo un secolo dopo.

Nel 1966 con il contributo critico di Luciano Bellosi è stato possibile identificare Giovanni di Francesco Toscani come autore dell’opera, nonché chiarire quale era la sua struttura originaria. «Dei dipinti che componevano questo capolavoro – dice ancora Hollberg – oltre alle quattro tavole del nostro museo, lo scomparto destro della predella con il battesimo di Cristo e il martirio di San Giacomo maggiore è conservato a Philadelphia mentre il pannello principale laterale destro con i Santi Giovanni Battista e Giacomo Maggiore si trova a Baltimora. Mancano ancora all’appello, il pannello principale laterale sinistro, in cui erano raffigurati i Santi Francesco e Nicola, e i tre tondi, sottostanti i tre pinnacoli».

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