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Così la pandemia diventa una commedia, Johnson racconta la vita di quattro giovani

Il regista Roan Johnson lunedì sera alla prima del film, “State a casa”, al cinema Lanteri di Pisa; a destra una scena

La presentazione al cinema a Pisa di “State a Casa” 

PISA. La commedia si fa nera, con numerosi aspetti ironici ma comunque molto taglienti e capaci di suscitare riflessioni.

Numerosi gli spettatori che hanno riempito, nel rispetto delle misure anti-Covid, la storica sala del cinema Lanteri di Pisa. In cartellone “State a casa”, il nuovo film del regista pisano Roan Johnson, il quale si è confrontato con il pubblico prima della proiezione, facendo una piccola introduzione rispetto all’argomento centrale del film: il primo lockdown in Italia.


Una commedia dalle sfumature drammatiche, che «dovrebbe far ridere, ma non soltanto», spiega subito il regista, conosciuto perché autore di altri conosciuti titoli audiovisivi come, ad esempio, la serie de “I delitti del BarLume” e il lungometraggio “Piuma”, selezionato, nel 2016, alla 73esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Ma “State a casa” è diverso, anche perché si tratta di un film che racconta la storia di quattro giovani sotto i trent’anni che condividono un appartamento a Roma e la situazione pressoché inedita che devono affrontare insieme, ossia il primo lockdown scattato a causa della pandemia da Covid-19. Uno dei primi in Italia, dunque, a svelare la dura realtà della vita sociale che non ha più potuto essere la stessa di sempre dopo l’inizio della pandemia, che ha stravolto le abitudini e i comportamenti in tutte le parti del mondo. Insomma, una storia che ha a che fare con la paura, con l’ansia e con l’insicurezza di chi non sa cosa accadrà il giorno dopo. Johnson ha scelto di far rivivere questi sentimenti, appunto, sulla pelle di queste due coppie di ragazzi, due maschi e due femmine, una delle quali di fidanzati, che di rassicurante nella vita hanno ben poco, poiché si trovano in quella difficile fase tra la conclusione degli studi e l’inserimento nel mondo del lavoro.

Sono dei coinquilini che non sanno come faranno a pagare l’affitto dell’appartamento dove vivono, ed è da questa situazione che si evolve la trama di “State a casa”, una vera dark comedy dove le tensioni si mescolano a battute ironiche e divertenti. Qualcuno potrebbe domandarsi se è prematuro parlare di una situazione, benché migliorata, in cui ancora ci troviamo immersi. La pandemia non è passata, tantomeno si è completamente risolta, ma Johnson non si è fermato più di tanto su questi tipi di interrogativi ed è andato avanti con la sua idea. Secondo lui è tempo di parlarne. La storia di questo film l’ha scritta nella sua casa a Pisa durante il primo lockdown, per cui condizionato dalle pressioni psicologiche del momento.

«Ancora non vediamo sullo schermo film e serie italiane che raccontano questo epocale contesto pandemico, forse ancora per una sorta di paura o di blocco psicologico. Io ho avuto il bisogno di scrivere anche per esorcizzare quei sentimenti», ha osservato l’autore. «Sull’isolamento sociale a causa della pandemia si potrebbero fare mille film – ha continuato Johnson – io, in particolare, mi sono immaginato a 25 anni dovendo affrontare il lockdown. La storia, infatti, è nata da due riflessioni: la prima riguardava, per l’appunto, una mia domanda su quali sarebbero le persone più fragili e più colpite dall’evento, l’altra invece nasce dalla mia perplessità rispetto al rifiuto ad accettare la realtà che gli esseri umani sono in grado di vantare. Le distorsioni cognitive, l’egoismo e l’avidità possono impedire alle persone di vedere le ovvietà dei fatti».

Il messaggio del film potrà, per qualcuno, essere un po’ duro da metabolizzare, d’altronde l’intento di Johnson era proprio quello di essere provocatorio e catartico, e così è “State a casa”.

La pellicola ha come protagonisti Dario Aita, Giordana Faggiano, Lorenzo Frediani, Martina Sammarco e Tommaso Ragno, i quali, rispettivamente, danno vita ai tre studenti coinquilini che subaffittano una stanzetta a una quarta persona, e il proprietario dell’immobile che percepisce il canone d’affitto “in nero”, ossia senza un contratto registrato. Con l’arrivo delle misure anti-Covid e del lockdown i lavoretti spariscono e le difficoltà economiche aumentano per tutti.

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