L’acqua del torrente Lima racconta quella montagna che non c’è più

Storie di genti, di luoghi e di natura ferita sull’Appennino pistoiese nel nuovo libro di Pagliai

Carlo Bardini

Un torrente, la Lima, lungo 13 chilometri. Più di un anno per percorrerlo guardandolo con l’amore del dettaglio, per poi riportare in vita personaggi, toponimi, segni da decifrare che l’acqua ha nascosto gelosamente. Pezzi di vita, forse dimenticati, che sono confluiti nel libro “La Torrenta”scritto da Federico Pagliai che vive a Gavinana, sulla montagna pistoiese. Un libro che gli è valso il terzo posto nella sezione narrativa del Premio internazionale Leggimontagna, che Udine dedica da 19 edizioni alla narrativa e saggistica delle Terre Alte.


Pagliai, 55 anni, adesso abita a Gavinana ma è originario del paese La Lima, omonimo del fiume di cui parla e per professione è infermiere del 118. «Questo premio – dice Pagliai – mi ha emozionato e sono contento, perché “La Torrenta” Lima racconta della nostra piccola-grande montagna e vederlo in mezzo a storie di Everest, Alpi, Pirenei, Dolomiti, Perù e quant’altro, e in compagnia di scrittori ben più noti di me, mi ha emozionato davvero. E anche inorgoglito di essere un montanino degli Appennini pistoiesi e di scrivere di queste terre e genti».

La passione per la montagna, per le storie di persone che l’hanno abitata, il ripercorrere tradizioni e spaccati di vita di una società che non c’è più, è il liet-motiv della sua narrativa e il suo modus vivendi. In passato è stato anche attivo nel Soccorso alpino speleologico e adesso è guida ambientale. Una passione che lo ha avvicinato alla scrittura e successivamente alla pubblicazione di libri, questa è il suo nono volume. «Ho sempre scritto ma non ho avuto mai l’idea di pubblicare – si racconta Pagliai – poi nel 2008 dei racconti scritti anni indietro diventarono il mio primo libro. La scrittura è il mio canale comunicativo ideale, con il quale esprimo meglio quello che sento più mio. Scrivere diventa un modo di essere, di raccontare se stesso e nel mio caso sempre con un legame col territorio in cui sono cresciuto. Sono convinto che bisogna scrivere di quello che si conosce. Forse con altri argomenti non sarei a mio agio».

Per questo nuovo lavoro, Pagliai è entrato nel torrente Lima e con occhio attento ha cominciato ad osservare anche i minimi dettagli. Trovato qualcosa di interessante, andava nei paesi limitrofi, parlava con l’anziano di turno, si documentava e poi riprendeva il suo cammino ascoltando lo scorrere di quell’acqua. «Il fiume è pieno di storie. È cambiato il modo di vivere il fiume, perché una volta ci si andava per divertirsi, ci si incontrava gente, si esplorava. Si viveva la natura. Ci sono tornato con questo spirito, per ritrovare delle tracce di persone che nei fiumi avevano vissuto, perché in fin dei conti è un archivio di vite vissute». Ma “La Torrenta” raccoglie anche una denuncia ambientalista. «Il fiume testimonia il cambiamento climatico in atto – spiega – Le acque sono minori, sono più riscaldate, è presente una fauna, come l’airone cenerino, che non c’era. Il mio è anche un viaggio di denuncia e in questo mi sono esposto».

Federico Pagliai è un grande amico dello scrittore Mauro Corona, che spesso ama passare il suo tempo sulla montagna pistoiese. «Sono diventato amico di Mauro – afferma – ancora prima di pubblicare i miei libri. Quando siamo insieme difficilmente si parla di libri, ma mi ha spronato a pubblicare il mio primo libro». E Federico Pagliai cosa può dire al giovane che aspira a diventare uno scrittore? «Dare consigli è sempre difficile, ma bisogna cominciare a smitizzare il credere che la capacità di scrivere sia un dono. In realtà credo sia un esercizio. Più si scrive e meglio si scrive. Si sta perdendo l’abitudine ad impugnare la penna, c’è un mondo che merita di essere raccontato». © RIPRODUZIONE RISERVATA